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"La gente è il più grande spettacolo al mondo. E non si paga il biglietto."
-Charles Bukowski-


lunedì 9 novembre 2009 - ore 18:53


Risvegli
(categoria: " Riflessioni ")




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sabato 8 novembre 2008 - ore 19:42


C’avrei giurato
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Sono talmente contento per la sua vittoria che le battute da troglodita del cazzo di quella merdina di Testa d’Asfalto quasi passano in secondo piano.

Ogni altro commento è superfluo.




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lunedì 20 ottobre 2008 - ore 15:57


Poche e semplici regole.
(categoria: " Riflessioni ")


La serata era cominciata male. Del resto, come si può pretendere di cominciare col passo giusto una serata-aperitivo con qualcosa di analcolico? Il barista mi ha presentato un bicchiere di robaccia verde dal nome esotico: 10 ingredienti più frutta, simpatia, shakerata ee.. non aveva un goccio di alcol.. cazzo.. ma si può?

NO, non si può. Ti indispone, per dio!

Il bar era il solito, di fronte all’ufficio. Dove si va spesso coi colleghi quando c’è un compleanno, un licenziamento o la disperazione che si fa sentire.

Ho aggiunto un altra regola al mio decalogo del beone: mai dire al barista "fai tu". In genere non lo faccio mai. Ma quella sera ero arrivato troppo assetato e di fronte avevo un bancone spoglio e triste, sono stato preso dal panico e ho ceduto.
Ma poi mi sono rifatto. Non ho neanche esagerato. Ho giocato anche a freccette senza occhiali e non ho ucciso nessuno.



A casa ho rispolverato la tecnica che ho elaborato in lunghi anni di esercizio e affinamento:
Come dormire ubriaco sul divano con la tv accesa su “Consorzio Nettuno – Lezioni di Algebra Lineare” senza vomitare.

Ce l’ho fatta anche stavolta.



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lunedì 14 luglio 2008 - ore 15:36


Se ne va una leggenda.
(categoria: " Pensieri ")




Sono in lutto..


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sabato 14 giugno 2008 - ore 15:27


De Alto Cedro voy para Macané...
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Chiusura temporanea blog, causa necessario e improrogabile trasferimento a Cuba.






ciao.

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mercoledì 20 febbraio 2008 - ore 12:39


Lady Vendetta.
(categoria: " Accadde Domani ")


La segretaria del suino sudato sembrava proprio una battona da sbarco con quella gonna in similpelle. Ma aveva un suo maledetto perchè. Era la sua espressione che sopperiva allo stile da Drive In. Sembrava sapere il fatto suo. Era certa, glielo leggevi in faccia, che l’avrebbe messo nel culo a chiunque alla velocità della luce, si sarebbe sbarazzata del cadavere e se la sarebbe filata dall’estetista per il restauro settimanale delle unghie.



Da dietro la porta il suino borbotta qualcosa tossendo. Lei entra.
Io nell’attesa leggevo un insulso catalogo di moda da serie z.
Esce dopo 15 minuti. Chiusa la porta dietro di sé, si passa il dorso della mano sulla bocca – cazzo, è diventata il mio mito -, si rimette il rossetto concentrata sullo specchietto che ha in mano. Mi ignora e imbocca il corridoio con la calma dei vincenti.
Il suino esce vistosamente sudato e affannato. Mi disprezza con lo sguardo. E mentre inforca il bagno lì affianco si lascia scappare un “..quella troia è un portento..”
Passo 10 minuti buoni a cercare di scovare qualcosa di pruriginoso nel reparto biancheria del catalogo che ho in mano, quando la rivedo tornare con l’aria di chi è lanciato in contropiede per il 3 a 0 definitivo.
Mi ignora ancora, per lei non esisto. Entra in ufficio e lascia la porta socchiusa. La posso intravedere.
Sta trafficando col cestino: lo porta all’angolo, si alza la gonna e ci si siede sopra.
Non ci potevo credere. Mentre pensavo di farle erigere una statua in bronzo in centro città, la vedo sforzarsi e spingere. Poi allunga una mano alla scrivania, prende la prima carta che le capita in mano, la usa per il suo scopo, si alza, si sistema ed esce. E le si legge chiaro in viso che sa di essere entrata nella leggenda.


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domenica 29 luglio 2007 - ore 21:47


Amaro.
(categoria: " Pensieri ")



Non so che cazzo sto facendo, non so cosa sto cercando, ma penso di sapere, per ora, dove sto andando.
Mi sento svuotato, derubato e denudato.
Forse ho ancora fiducia nel genere umano. Forse.

Mi sento solo. Anche se sono pieno di possibilità.
Càpita che faccia sesso. Ma non faccio più l’amore da tanto tempo.
Mi sento come se fosse morto qualcuno. E so benissimo chi è.

Avrei voglia di innamorarmi ancora così, come lo ero, come lo siamo stati.





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giovedì 14 giugno 2007 - ore 00:06


Niente da dichiarare..
(categoria: " Pensieri ")


- "Come dev’essere secondo te morire?"
- "Morire?.."
- "Sì.. come ti immagini la morte?"
- "Secondo me morire.. dev’essere come addormentarsi dopo aver fatto l’amore.."


- Piergiorgio Welby -






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sabato 10 marzo 2007 - ore 21:14


Freccette.
(categoria: " Riflessioni ")


Alla maggior parte della gente non gliene frega un accidente del perchè il mondo va così o cosà o sta nella merda più nera. Anzi, è ancora peggio. Sono un’infinità le persone che non sanno proprio un cazzo, alle quali non interessa neanche sapere cosa sta succedendo.
Sembra che vivano la vita come una partita a freccette al chiuso di un pub. La partita può durare 60-70-80 anni, chissà. Ti fai qualche birra, cerchi di far un paio di tiri buoni, conti i soldi che ti restano, urli, forse ti ubriachi, imprechi, imbrogli, arranchi e magari ti diverti. E nulla più. E chi se ne fotte se i membri dell’umanità lì fuori giocano a calcio, s’ammazzano, scopano, cambiano il mondo, mendicano, discutono di politica economica o vendono i loro figli per fame. Sei alle prese con le tue cazzo di freccette, e basta.
E’ una questione di sensibilità, posso capirlo. Però vaffanculo.






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giovedì 24 agosto 2006 - ore 22:49


Quella volta.
(categoria: " Accadde Domani ")


Una volta ho rischiato la vita in un merdoso motel verso il deserto di Chihuahua, a Los Mochis, un paesetto messicano polveroso e dimenticato sulla costa del mare di Cortèz.



Il bagno puzzava e l’aria condizionata non vinceva contro i 38 gradi umidi.
Avevo bevuto birra, mi ero lavato, ero uscito di sera.
Sono capitato ad una cazzo di festicciola di fine anno accademico, credo. La band non attaccava a suonare ed io aspettavo sudando al bar. Dopo essermi spostato da un grassone più sudato di me che mi toglieva la visuale, mi sono seduto su uno sgabello incerto all’angolo del bancone, sotto un condizionatore che sembrava una Cadillac del ’58 e che sarebbe stato la mia rovina.
Le casse gracchiavano qualcosa, io mi guardavo intorno ma restavo concentrato sulla birra.
Pensavo al ritmo del mondo, alla solitudine in agguato, al mare in tempesta e al fatto che, in fondo, ho sempre sognato di fare il marinaio. Pensavo che la birra lì costava meno dell’acqua e che le donne comunque "sono un rebus contenuto in un enigma avvolto in un mistero", come diceva quel tale.

E lì, scoccò la mia ora, forse...



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