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giovedì 15 marzo 2007 - ore 11:53


_______
(categoria: " Vita Quotidiana ")





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giovedì 15 marzo 2007 - ore 11:19


_______see you soon!
(categoria: " Vita Quotidiana ")




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martedì 13 marzo 2007 - ore 17:43


...sono queste le cose che ci tengono in vita
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Osare e a non avere paura di cambiare.
Keating: “Un uomo non è molto stanco, è esausto e non usate molto triste, usate… Su avanti, Overstreet, non dorma!”
Xnox: “Affranto?”
Keating: “Esatto! È affranto, ecco, il linguaggio si è sviluppato con uno scopo, cioè di… forza Anderson, allora, è un uomo o un’ameba? Vediamo, Perry?”
Neil: “È… di comunicare?”
Keating: “Noo, di rimorchiare le donne!”
Tutti ridono.

Keating: “Oggi parleremo di William Shakespeare”.
Disappunto da parte degli studenti.
Keating: “Lo so, alcuni di voi preferirebbero sedersi sulla poltrona del dentista, ma noi parleremo di Shakespeare, come di un tale che ha scritto cose molto interessanti. Voi avete visto Shakespeare recitato più o meno così: “O Tito porta il tuo amico con te!” Ma chi l’ha visto fatto da Marlon Brando, sa che Shakespeare può essere diverso: “Amici, Romani, concittadini, prestatemi ascolto”. E cercate di immaginarvi John Wayne in Macbeth che fa: “Bè, cos’è un coltello quello che vedo di fronte a me?”
Risate.

Keating: “Cane, signore? No, oggi no!Guardi che un cane fa bene ogni tanto, sa? Uno può fare un pasto completo a base di cane. Si comincia un credité di dalmata, si continua con un bel cocker flambé e per dessert un pechinese al pepe rosa. Come stuzzicadenti, usate le code”.
Keating sale sulla cattedra e… “Perché sono salito quassù, chi indovina?”
Charlie: “Per sentirsi alto”.
Keating: “No, grazie per aver partecipato. Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse e il mondo appare diverso da quassù. Non vi ho convinto? Venite a vedere voi stessi, Coraggio, è proprio quando credete di sapere qualcosa, che dovete guardarla da un’altra prospettiva, anche se ci può sembrare sciocco o assurdo, ci dovete provare. Ecco, quando leggete, non considerate soltanto l’autore, considerate quello che voi pensate. Figlioli dovete combattere per trovare la vostra voce, più tardi cominciate a farlo, più grosso è il rischio di non trovarla affatto. Thoreau dice: ”Molti uomini hanno vita di quieta disperazione”, non vi rassegnate a questo, ribellatevi, non affogatevi nella pigrizia mentale, guardatevi intorno. Ecco, così, bravo Prisky, grazie, sì. Osate cambiare, cercate nuove strade! Allora, in quanto agli esercizi, vorrei che componeste una poesia, tutta vostra, un lavoro originale. La, la, la, sì, una poesia e dovrete leggerla ad alta voce di fronte alla classe, martedì, giovanotti. Ah, senta Anderson, non creda che non sappia che questo compito le fa una paura del diavolo, vecchia talpa”.

La poesia non va misurata, ma vissuta, assaporata
Keating: “Ora aprite i vostri testi a pagina 21 dell’introduzione. Lei, Perry, vuole leggere il primo paragrafo dell’introduzione, intitolato: “Comprendere la Poesia?”
Perry: “Comprendere la poesia di Johnathan Evans Prichard, Professore emerito. Per comprendere appieno la poesia, dobbiamo, innanzitutto, conoscere la metrica, la rima e le figure retoriche e, poi porci due domande: uno con quanta efficacia sia stato il fine poetico e due, quanto sia importante tale fine. La prima domanda valuta la forma di una poesia, la seconda ne valuta l’importanza. Una volta risposto a queste domande, determinare la grandezza di una poesia, diventa una questione relativamente semplice. Se segniamo la perfezione di una poesia sull’asse orizzontale di un grafico e la sua importanza su quello verticale, sarà sufficiente calcolare l’area totale della poesia per misurarne la grandezza. Un sonetto di Byron può avere valori alti in verticale, ma soltanto medi in orizzontale, un sonetto di Shakespeare avrà, d’altro canto, valori molto alti in orizzontale e in verticale con un’imponente area totale, che, di conseguenza, ne rivela l’autentica grandezza. Procedendo nella lettura di questo libro, esercitatevi in tale metodo di valutazione, crescendo così la vostra capacità di valutare la poesia, aumenterà il vostro godimento e la comprensione della poesia”.
Keating: “Escrementi! Ecco cosa penso delle teorie di J. Evans Prichard. Non stiamo parlando di tubi, stiamo parlando di poesia, ma si può giudicare la poesia facendo la hit parade. Gagliardo Byron, è solo al quinto posto, ma è poco ballabile”.
Risatine divertite.
Keating: “Adesso voglio che strappiate quella pagina!: Coraggio, strappate l’intera pagina”. Mi avete sentito, strappatele? Ho detto di strappatele! Coraggio, strappatela. Molto bene, Dalton, anzi, sapete una cosa, è meglio che strappiate tutta l’introduzione, voglio che sparisca per sempre, che non ne rimanga traccia alcuna. Avanti, strappate. Vai con Dio J. Evans Prichard, professore emerito. Strappate, strappate, rompete, frantumate, non voglio sentire altro che gli strappi del professor Prichard, forza che poi attacchiamo tutto in bagno. Non è la Bibbia, non andrete certo all’inferno”.
Richard: ”Questo è matto!”
Keating: “Coraggio, fate un lavoro accurato, che non ne rimanga niente”:
Richard: “Ma non si strappa un libro!”
Neil: “Strappa, strappa e strappa, dai!”
Keating: “Strappate, signori, strappate”.
Altri: “E dai…”
“Io strappo tutto il libro, è professore?”
“Ah, Ah…”
Mc Allister: “Ma che diavolo sta succedendo qui!”
Keating: “Non sento più strappi”:
Mc Al. “Signor Keating!”
Keating: “Signor Mc Allister!”
Mc Al. “Mi scusi, io non sapevo che fosse qui”:
Keating: “E invece”:
Mc Al. “Ah, allora, c’è, mi scusi”:
Keating: “Continuate a strappare, ragazzi. Questa è una battaglia, una guerra e le vittime sarebbero i vostri cuori e le vostre anime. Grazie mille, Dalton. Armate di accademici, che avanzano misurando la poesia, no, non lo permetteremo, basta con i J. Evans Prichard. E ora, miei adorati, imparerete di nuovo a pensare con la vostra testa, imparerete ad assaporare parole e linguaggio. Qualunque cosa si dica in giro, parole e idee possono cambiare il mondo. Quello sguardo negli occhi di Pitts dice che la letteratura dell’Ottocento non c’entra con le facoltà di economia e di medicina, può darsi. E lei, Hopkins, è d’accordo con lui e pensa: ”È sì, dovremmo semplicemente studiare il professor Prichard, imparare rima e metrica e preoccuparci di coltivare altre ambizioni”. Ho un segreto da confessarvi, avvicinatevi, avvicinatevi! Non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino, noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana e la razza umana è piena di passione. Medicina, legge, economia, ingegneria, sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento, ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore, sono queste le cose che ci tengono in vita.Citando Walt Whitman: “O me o vita! Domande come queste mi perseguitano. Infiniti cortei di infedeli, città gremite di stolti, che v’è di nuovo in tutto questo? O me o vita! Risposta: Che tu sei qui, che la vita esiste e l’identità, che il potente spettacolo continua e che tu puoi contribuire con un verso”. “Che il potente spettacolo continua e che tu puoi contribuire con un verso”. Quale sarà il tuo verso?”
Cogliere l’attimo per rendere speciale la nostra esistenza.

Fischiettando, il professor Keating entra in aula, si avvicina agli alunni, gira trai banchi e si dirige verso il fondo dell’aula, guadagnando l’uscita, poi, sporgendo la testa dentro, invita gli studenti a seguirlo fuori.

Keating: “Su, andiamo!”
Risatine ironiche da parte dei ragazzi.
Un alunno: “Dov’è andato?”
Un altro: “E chi lo sa!”
Molti: Dai, andiamo, su forza!”

Nell’atrio
Keating: “O Capitano, mio capitano!” Chi conosce questi versi? Non lo sapete? È una Poesia di Walt Whitman, che parla di Abramo Lincon. Ecco, in questa clase potete chiamarmi professor Keating o se siete un po’ più audaci, “O Capitano,mio Capitano”
Certo, anch’io ho frequentato Welton e sopravvivo, comunque, a quel tempo non ero la mente eletta che avete di fronte, ero l’equivalente intellettuale di un gracile corpicino. Andavo sulla spiaggia e tutti mi tiravano i libri di Byron in piena faccia.Allora, vediamo, Pitts, da qualcuno bisogna cominciare, dunque, chi di voi è Pitts? Molto bene, vuole aprire il suo libro a pagina 503?
Pitts: “O vergine cogli l’attimo che fugge?”
Keating: “Sì, proprio quella, è appropriata, no?”
Pitts. “Cogli la rosa quando è il momento,
che il tempo, lo sai, vola
e lo stesso fiore che sboccia oggi,
domani appassirà”.
Keating: “Grazie mille, Pitts. “Cogli la rosa quando è il momento” in latino, invece, si dice “Carpe diem”. Chi lo sa che cosa significa?”
Maeks alza il dito e risponde: “Carpe diem, cioè cogli l’attimo”.
Keating: “Molto bene, signor?”
Maeks: “Maeks”.
Keating: “Maeks, mi ricorderò il suo nome. “Cogli l’attimo, cogli la rosa quando è il momento”. Perché il poeta usa questi versi?
Charlie: “Perché va di fretta!”
Keating: “No, diing! Grazie per aver partecipato al nostro gioco. Perché siamo cibo per i vermi, ragazzi! Ognuno di noi, un giorno smetterà di respirare, diventerà freddo e morirà. Adesso, avvicinatevi tutti e guardate questi visi del passato – e indica le foto di classe del passato esposte insieme ai trofei e alle coppe nella vetreria dell’Accademia – Lì avete visti mille volte, ma non credo che li abbiate mai guardati, non sono molto diversi da voi: stesso taglio di capelli, pieni di ormoni come voi, invincibili come vi sentite voi. Il mondo è la loro ostrica, pensano di essere destinati a grandi cose, come molti di voi, i loro occhi, pieni di speranza, proprio come i vostri. Avranno atteso finché non è stato troppo tardi per realizzare almeno un briciolo del loro potenziale? Perché vedete, questi ragazzi, ora, sono concime per i fiori, ma se ascoltate con attenzione, li sentirete bisbigliare il loro monito. Coraggio, accostatevi, sentite?

“Carpe diem, carpe diem… cogliete l’attimo, ragazzi!!

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sabato 10 marzo 2007 - ore 22:16



(categoria: " Vita Quotidiana ")




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