BLOG MENU:


dile, 27 anni
spritzina di Firenze/Livorno
CHE FACCIO? Under Construction
Sono sistemato

[ SONO OFFLINE ]
[ PROFILONE ]
[ SCRIVIMI ]



Solo in questo BLOG
in tutti i BLOG


STO LEGGENDO

L’ordine della fenice

Dylan Dog

Il meglio che possa capitare a una brioche
-Pablo Tusset-

The Goblet of fire
-JK "the one" Rowling-

La casa de los espiritus
-Isabel Allende-

Michelangelo: biografia di un genio

Ninna nanna
-Chuck Palahniuk-

Morte malinconica del bambino ostrica
-Tim Burton-

Il Signor Malaussene
-Daniel Pennac-

E NON DIMENTICHIAMO I PREFERITI IN ASSOLUTO:














HO VISTO

Ennio Morricone al Piazzale Michelangelo


La divina Tori Amos al Verdi di Firenze...:

Cambio d’indirizzo
The snatch
Dopo il matrimonio
Romances and cigarettes
Ascensore per il patibolo
L’ordine della fenice (eh..harry harry harry.... -come uccidere un libro- parte V)
L’amore giovane
City of God
Deja vu
Monster’s ball
Profumo
Grindhouse
AmoresPerros
The Darwin Awards
Miss Potter
La vida de nadie
Artemisia
Lock and Stock
Pirati dei Caraibi - ai confini del mondo che bei sogni stanotte...
Zodiac
Bandits
Spiderman 3 (ma cosa gli avete fatto? maledetti inventori di sequel!!)
Ricomincio da tre
Sin City
Mio fratello è figlio unico
Numero 23
Gilmore Girls (I missed you!)
The departed
Desperate Housewives
Lost (mi ci intrippo)
Dr.House (il mio mito)

OVVIAMENTE NON SI POTREBBE STARE SENZA QUEST’UOMO:



E SENZA QUESTO PARGOLO:


"userò il vasino quando mi sentirò pronto! fino ad allora continuerete ad igienizzare il mio crepaccio sentendovi onorati dell’opportunità!!"

E NATURALMENTE, L’UNICA FAMIGLIA CHE SI PUO’ DEFINIRE UN’ISTITUZIONE:



E NON DIMENTICHIAMO MAI QUELLI CHE PREFERISCO:

































































E non posso non....
IL MIO FREAK PREFERITO:












STO ASCOLTANDO

Finalmente in tutti i negozi di dischi, e su emule:



Cantanti del mese:

Ani Di Franco


Mr. Johnny Cash


Regina Spektor


e naturalmente...Tori Amos


Canzoni del mese:

Us
-Regina Spektor-

Turn on me
-The Shins-

Whistles the wind
-Flogging molly-

Stuck in the middle with you
-Reservoir dogs Sndtck-

Bohemian Rhapsody
-Queen-

Girl you’ll be a woman soon
-Pulp fiction Sndtck-

Where the streets have no name
-U2-

NEW SLANG
-the Shins-


La colonna sonora della vita:

LEI


LUI


E LORO

-i Cake-


-gli Shins-

Inoltre...

Modena City Ramblers
Floggin Molly
Green Day
Lorenzo
Janis Joplin
Dido
Hole
Placebo
Cisco
Radiohead
Oasis
Carmen Consoli
Verve
Coldplay
Soundtracks (Amelie, Frida, Garden State, Elizabethtown ecc...)
PJ Harvey
Fiona Apple
Sinead O’Connor
Cranberries
Bob Dylan
Daniele Silvestri
Nick Drake
Tom Petty
Elvis
Ligabue
Patti Smith
Jeff Buckley
Verve
Weezer
U2
Mando Diao
Doors
Bobo Rondelli
Queen
System of a down
Velvet undrground
Shocking blue



ABBIGLIAMENTO del GIORNO

Mi vesto come mia wallace per andare al lavoro....

ORA VORREI TANTO...

fare due passi...
daQUI a QUI...
insomma...in pratica, essere qui:



STO STUDIANDO...

si...hem...scusate? da dove si passa per...? dov’è che devo andare? per di qua dove vado a finire? scusate?...qualcuno!


OGGI IL MIO UMORE E'...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


Nessuna scelta effettuata

MERAVIGLIE


Nessuna scelta effettuata


BLOG che SEGUO:


Thrilly Solespento SweetWine Rohypnol Grezzo agorafobic albecas Mirò *hide* GreatFang dharma thelma

BOOKMARKS


Borat for President
(da Cinema / Attori e Attrici )
Zach Braff's Blog
(da Cinema / Attori e Attrici )
Ani DiFranco
(da Musica / Cantanti e Musicisti )
Edinburgh Festival
(da Viaggi e Turismo / Agenzie )
Nirvana
(da Musica / Cantanti e Musicisti )
Nick Hornby
(da Arte e Cultura / Narrativa )
Dublin
(da Viaggi e Turismo / Riviste e Guide )
Edinburgh
(da Viaggi e Turismo / Riviste e Guide )
The shins
(da Musica / Cantanti e Musicisti )
Frida Kahlo
(da Arte e Cultura / Cartoni & Fumetti )
Cake
(da Musica / Cantanti e Musicisti )
Tori Amos
(da Musica / Cantanti e Musicisti )
Alanis
(da Musica / Cantanti e Musicisti )
Harry Potter
(da Arte e Cultura / Narrativa )
BOOK CROSSING
(da Arte e Cultura / Narrativa )
Modena City Ramblers
(da Musica / Cantanti e Musicisti )
GreeN DAY
(da Musica / Cantanti e Musicisti )
SOLELUNA
(da Musica / Cantanti e Musicisti )



UTENTI ONLINE:




(questo BLOG è stato visitato 6551 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI: ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite
[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]

OTTOBRE 2020
<--Prec.     Succ.-->
Do Lu Ma Me Gi Ve Sa
        1 2 3
4 5 6 7 8 9 10
11 12 13 14 15 16 17
18 19 20 21 22 23 24
25 26 27 28 29 30 31


-The Elephant House (Edinburgh) 25/03/06, photo by Laura-



"Life has a funny way of sneaking up on you
When you think everything’s okay and everything’s going right
And life has a funny way of helping you out
When you think everything’s gone wrong and everything blows up
In your face"



PAST POST:

Gli addii -prima parte-

Gli addii -terza e ultima parte-

Tale-tell things

Cri,Cri lama sabactani?

From Lawnmarket to West Port in my mind

Nella tana del coniglio

Si vedrà

Edimburgo: diario di un trip -parte prima-

Edimburgo: diario di un trip -parte seconda-








lunedì 26 maggio 2008 - ore 17:45


Ci sono eh!
(categoria: " Informatica ")


Ciao Gente,
ho spostato il Blog e tutti i suoi contenuti passati e futuri su:
http://dile.wordpress.com/


COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK



martedì 16 ottobre 2007 - ore 11:26


VISA NOT REQUIRED.
(categoria: " Pensieri ")


Mi ricordo un pomeriggio, 7 anni fa…ero nella metropolitana di Parigi, il mio primo “viaggio” fuori di qui, un Inter rail di due settimane con il mio zaino viola, un anno di cambiamenti per me, bei cambiamenti. Stavo seduta in quel treno e mi guardavo intorno, le facce della gente, gli odori, persone diverse che salivano e scendevano. E non mi dimenticherò mai quella sensazione. E’ stato allora, credo, che ho realizzato quello che avevamo a disposizione e mi sono sentita libera.
Lavoro all’aeroporto di Firenze da 5 mesi e in tutto questo tempo ho passato le mie giornate fra la gente. Gente che arriva, gente che parte, gente che piange mentre abbraccia un amico che se ne va. Ho visto passaporti con foto di neonati che hanno viaggiato più dei nostri genitori. Vedo passaporti che arrivano da ogni dove, con tanti timbri diversi e colorati, che sono stati toccati da chissà quante mani chissà dove. Leggo tanti tanti nomi, nelle lingue più strane. E a volte mi aiutano perché non capisco qual è il nome e quale il cognome. I portoghesi con 4 cognomi. Gli irlandesi con le scritte in gaelico. I leone e l’unicorno del Regno Unito. La corea…se il passaporto è verde è ok, se è rosso bisogna controllare il visto, perchè sono nati nella Corea sbagliata (saranno i più cattivi?). I Romeni risentiti che mi dicono “ora siamo in Europa noi!” quando controllo i visti. Ragazze islamiche che quando guardo la foto non le riconosco perché hanno il velo. E vedo le facce, un sacco di occhi che mi guardano e un ricevo un sacco di sorrisi…il sorriso di chi sta tornando a casa o di chi sta andando a trovare chissà chi. E vedo la tristezza, la malinconia di chi non se ne vorrebbe andare. Sento gli accenti, tanti accenti diversi…e passo da una lingua all’altra e a volte le mescolo e la gente ride con me, perché succede così…le lingue si mescolano, ma ci si capisce lo stesso. Ho visto valige legate con lo spago, che chissà da dove vengono. E ci attacco etichette che porteranno a spasso le mie impronte digitali fino a Londra e da lì in Florida e da lì poi fino a Cuba…e mi chiedo dove finiranno, magari per strada, in un tombino chissà dove…E sento tante storie, mi raccontano da dove vengono, dove vanno, e mi dicono il perché e io gli ascolto, e a volte non capisco, ma fa lo stesso. E tante facce parlano da sole. Vedo vecchietti italiani con il passaporto Australiano, e penso che queste persone hanno lasciato il loro paese 50 fa per andare dall’altra parte del mondo, magari senza niente e penso che allora ci volevano davvero le palle quadrate, e io provo un’ammirazione verso questa gente che non riesco a spiegare. E mi vedo passare costantemente davanti la parte migliore del nostro mondo: coppie miste, bambini meticci, figli con due cittadinanze, permessi di soggiorno che chissà cosa c’è dietro, sento bambini di tre anni passare dal giapponese all’inglese come se fosse una lingua sola. E mi si mettono in moto pensieri. La dolcezza delle ladies inglesi, che vorrei fossero tutte le mie nonne, che se ci avessi tempo le porterei a bere il tea. Il calore degli spagnoli e dei sudamericani che li bacerei tutti. La diffidenza intollerabile dei cinesi, che se ci avessero un mitra ti ammazzerebbero. Le risatine dei giapponesi. E tutta questa gente si mescola e tira fuori il meglio di tutto. E qualcuno si lamenta e dice che il nostro è un lavoro monotono e io non capisco cosa ci sia di monotono in quest’umanità.
Ci sono persone che nascono in un posto e passano la vita lì. Qualcuno passa la vita a spostarsi da un posto ad un altro perché non sta bene, mai. Ci sono altri che si muovono in massa, vanno, fanno un filmino da far vedere agli amici, comprano souvenir e poi se ne ritornano alle cucce. Alcune persone hanno un attaccamento al loro paese che non è patriottismo sbandierato stile usa, ma che è vero e proprio amore, è quello delle storie dei vecchi irlandesi nei pub, delle bandiere tatuate sulle braccia degli scozzesi, quello che si vede negli occhi dei messicani. Io quell’attaccamento all’Italia non ce lo, e non so perché. L’inno della Scozia risuona da una cornamusa ad ogni angolo, ad ogni matrimonio in kilt. L’inno italiano io non lo so neanche, e non mi interessa. Voglio vedere cosa c’è fuori di qui, perché quel poco che ho visto l’ho amato, tanto. E la mia mente torna sempre a quel viaggio in metropolitana, e giuro che vorrei sorridere sempre così, come in quel momento, in cui fortunatamente qualcuno mi scattò una fotografia.




LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK



martedì 9 ottobre 2007 - ore 14:11


La mia linea d’ombra
(categoria: " Riflessioni ")


“Solo i giovani hanno di questi momenti. Non parlo dei giovanissimi. No. I giovanissimi, per essere esatti, non hanno momenti. È privilegio della prima gioventù di vivere in anticipo sui propri giorni, in tutta una bella continuità di speranze che non conosce pause né introspezioni.
Uno chiude dietro di sé il piccolo cancello della semplice fanciullezza ed entra in un giardino incantato. Là perfino le ombre splendono di promesse. […]
Si va avanti, allegri e frementi, riconoscendo le orme di chi ci ha preceduto, accogliendo il bene e il male insieme - le rose e le spine, come si dice - la variopinta sorte comune che offre tante possibilità a chi le merita o, forse, a chi ha fortuna. Sì. Uno va avanti. E il tempo pure va avanti, finché ci si scorge di fronte una linea d’ombra che ci avverte di dover lasciare alle spalle anche la regione della prima gioventù.
Questo è il periodo della vita che può portare i momenti ai quali ho accennato. Quali momenti? Momenti di tedio, di stanchezza, di scontento. Momenti d’irriflessione. Parlo di quei momenti nei quali i giovani son propensi a commettere atti inconsulti, come sposarsi all’improvviso o a rinunziare ad un’occupazione senza motivo.”

La linea d’ombra, ecco uno degli incipit che mi piacciono di più. Uno degli incipit che conosco quasi a memoria, dato che ho provato a leggere questo libro circa un milione di volte, arrivando, con enorme sforzo, non oltre le prime trenta pagine. Ironia della sorte. Evidentemente non sono ancora pronta per quel libro. No.
I giovani si annoiano, sono scontenti, già stanchi, commettono atti inconsulti, sono privi di certezze…era il 1917, ma è ancora così no? Da che mondo e mondo. Però, oltre a questo, le nostre ombre non splendono di promesse. Nel nostro futuro le promesse non ci sono manco per niente. Le nostre ombre a quanto pare, dando uno sguardo in giro, sono solo ombre. Se prima il futuro per i giovani era carico di promesse, oggi per noi è una porta chiusa. E se la porta si apre appena un po’ tutto ciò che vediamo è incertezza, da ogni lato. Un’incertezza che ha contagiato ogni cavolo di aspetto della nostra vita. Dal lavoro, al rapporto di coppia. I più temerari, armati di coraggio e basta vanno, partono…fanno i bagagli, dicono ciao a mamma e babbo, guardano con aria di sfida la loro linea d’ombra e si gettano nella tempesta. E campano. Campano, bene bene che vada, con un lavoro che da li a tre mesi non avranno più, con uno stipendio che, nella migliore delle ipotesi permetterà loro di ubriacarsi una sera a settimana per non pensare che devono pagare l’affitto, al nero, sperando che il padrone di casa non decida di buttarli fuori. E vanno avanti così…di tre mesi in tre mesi. I più fortunati godono della copertura-spalle della pensione dei loro genitori. Pensione. Parola che per me, al momento, non vuol dire nulla. La prima volta che ho sentito parlare di TFR pensavo si stesse parlando di un gruppo musicale, o di una malattia. Quindi, figuratevi come sto messa.
I nostri genitori ce l’hanno messa tutta per insegnarci a vivere, ne sono sicura, il fatto è che i loro insegnamenti non ci servono più a un granchè. Perché il loro mondo non esiste più. Molti dei genitori che conosco io sarebbero felici sapendo i loro figli ad uno sportello delle poste 8 ore al giorno. Le nostre mamme…la mia mamma che quando aveva la mia età io avevo già 4 anni e già leggevo. La mia mamma che a sedici anni lavorava e a ventiquattro mi allattava. Io che a sedici anni litigavo con la prof di filosofia e andavo in giro con i boxer del mio babbo per far incazzare i miei (perché poi?). Io che a 27 anni se so cuocere una pizza scongelata mi sento uno chef. Noi che se rimanessimo incinte ci licenzierebbero più velocemente di quanto ci metterebbe il nostro uomo a ingravidarci. I produttori di anticoncezionali si sono comprati ville con piscine e viaggi tropicali grazie a questo sistema. Ma questi son sogni lontani…ancora non sappiamo che fare stasera… Le vecchie regole non valgono più. Siamo stati catapultati in un mondo che ci ha inghiottito. Abbiamo studiato, visto film, concerti, letto libri, siamo volati nelle capitali europee perché la Ryanair è per gli squattrinati come noi, conosciuto gente diversa e visto un sacco di bei posti, tutti noi abbiamo internet…se non ce lo possiamo permettere c’è la wireless e lo scrocchiamo dai palazzi di fronte. E tutto questo ci ha aperto il cervello, ci ha fatto pensare, siamo diventati super svegli, più intelligenti…quindi questo mondo ci piace ancora meno, adesso è difficile accontentarsi. E tante cose di questo mondo ora ci affascinano, le vogliamo andare a vedere, scoprire. Però tutto è fatto per terrorizzarci. La precarietà, le bombe, lo stress che ci abbassa le difese immunitarie e vuoi scommettere che ci becchiamo anche qualcosa. E una bella torta al cioccolato che però ha un ripieno velenoso. E in tutto ciò, figuratevi, c’è ancora qualcuno che si preoccupa della guerra, dell’ambiente, della politica, addirittura qualcuno si spinge oltre e pensa anche agli animali e rinuncia alle salsiccie. Io, dal mio angolo di mondo individualista, al momento, mi preoccupo solo di non impazzire di qui a domani. E mi sento fiera di me solo per il fatto di abitare da sola, che non chiedo soldi ai miei, ma poi rubo le bustine di zucchero dal bar.
Quindi mi chiedo…cazzarola…la nostra linea d’ombra sarà mica diventata un cono d’ombra che ci seguirà dovunque andremo?


LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK



lunedì 24 settembre 2007 - ore 17:39


WAKE ME UP WHEN SEPTEMBER ENDS
(categoria: " Amore & Eros ")




Voi siete di quelli che mentre stanno per infilarsi in bocca il primo boccone di torta al cioccolato pensano già a quando sarà finita?
E come ragionate quando avete fame? Pizza margherita e pizza farcita. Quella farcita vi piace di più. Che fate? Mangiate prima la farcita oppure ve la lasciate per ultima? E SE dopo aver mangiato la margherita scopriste che non avevate poi tanta fame? Finisce che non vi siete goduti nessuna delle due, tanto meno quella farcita.
Sono ragionamenti duri. Soprattutto se si parla di dolci e di pizza. Lo so. Argomento delicato.
Di amore e di storie se ne può parlare scherzando invece, dato che l’argomento è fin troppo serio per prenderlo sul serio, giusto?

Non so se avete mai ascoltato quella canzone di Silvestri che si chiama “Samantha”…boh, l’avete mai sentita? In pratica c’è lui che vede questa tipa, Samantha appunto. Sono in fila da qualche parte, e lei gli chiede di passare avanti…e lui…è già cotto, è già lì che si chiede “chissà se dorme dalla parte giusta”. Comunque insomma, lei si presenta “Mi chiamo Samantha”…e lui…che è già bollito, non le dà spago. Praticamente, invece di provarci, quasi non le parla. Il succo della canzone è che lui non ci parla nemmeno perché sa già che le cose poi finirebbero male. Quindi è tutto inutile. Tutto inutile. Un gioco inutile. Musica, fine.

Ora io non ho mai ragionato come Silvestri ok? Io sono una di quelle che ha sempre affrontato i sentimenti come un kamikaze ok? Io non ho mai tollerato di sentir parlare di MA, SE e PERO’ in un discorso che riguardasse i sentimenti. Perché secondo me i MA i SE e i PERO’ ti fanno sprecare la vita. Quindi li ho fatti fuori dal mio vocabolario mentale. Ho sempre pensato che beh…i sentimenti son cose strane e incontrollabili no? E bisogna andarli dietro, perché ne sanno una più del diavolo loro. I sensi sanno…non il cervello. Lui pensa di sapere, ma non sa un cavolo. Però quando lo facciamo…è tosta. Fa paura andare dietro ai sensi belli miei. E in più la gente non la vede mai di buon occhio questa cosa. Ti scoraggiano matematicamente dal seguire i sensi e i sentimenti: “Tu non pensi alle conseguenze delle tue azioni!”, “Devi imparare a controllarti!, “Trattieniti! Usa il cervello!”, “Non si può andare dietro a quello che si vuole sul momento! Ci si deve pensare! Pensare! Pensa!!”…blablabla.

PERO’ ultimamente mi sono accorta che, cazzarola, le cose dentro di me sono un po’ cambiate.
Ora qualcuno potrebbe anche dire che ogni storia è diversa dall’altra. Si, beh, grazie tante…ma và? Lo so. Le storie iniziano in tanti modi diversi e ognuno le vive a modo suo. Le storie finiscono per tanti motivi diversi.
PERO’, se ci pensate, non è poi così diverso il modo in cui le persone si ritrovano alla fine.
Due persone che hanno mescolato la propria esistenza e il proprio essere per mesi o anni, alla fine…si ritrovano ad essere…due conoscenti. Dai tutto quello che puoi ad un’altra persona, e non lo fai perché devi, non perché vuoi qualcosa in cambio, ma solo perché quella persona la ami. Le apri il tuo mondo, le lasci via libera anche all’angolo più nascosto della tua mente, dei tuoi pensieri, e dei tuoi ricordi. Poi, ad un certo punto realizzi una delle cose più pallose da realizzare. Una di quelle cose che i nostri meccanismi di difesa ci si mettono di impegno per non farcela scovare…che non sei più innamorato di quella persona. Non che “non la ami più”, che solo…non sei più innamorato. E ti accorgi che quello che vuoi è proprio innamorarti. Che ne hai bisogno.
E quando vi lasciate, questa persona, che era l’ago della tua bilancia, la punta del tuo compasso, il nord della tua bussolina vitale…decide di dedicare la sua esistenza a non essere più nessuna di queste cose. E nessuno dà torto a questa reazione. E’ una norma non scritta del mondo civilizzato che: “chi molla è lo stronzo senza cuore”, “chi viene mollato è la vittima, e in quanto poverello triste e abbandonato, ha il diritto di reagire un po’ come cazzo gli pare, e lo stronzo senza cuore deve stare zitto in quanto stronzo senza cuore, appunto”.
Quando ti rendi conto che il tuo mondo è stato saccheggiato, che la persona che diceva di amarti ti ha voltato le spalle solo perché non eri in grado di dargli quello che voleva, che ha distrutto, annientato, bruciato quello che gli hai dato, portandosi via quello che era rimasto per buttarlo nel cesso, tirando lo sciacquone in nome del rancore…beh…qualcosa dentro di te comincia a cambiare. Passa il tempo e questa persona la vedi sparire…è come se…non ci fosse mai stata. Capisci che la tua mente agisce come la clinica Lacuna, solo che non hai dovuto chiedere la cancellazione della tua Clementine…è la tua Clementine che si è fatta cancellare dalla tua mente.
E lentamente, molto lentamente, ma con una crudeltà chirurgica e fredda tutto quello che hai dato, che hai condiviso, che ricordi…tutto…una cosa per volta, a poco a poco…svanisce. Cancellata per sempre. Tu capisci cosa sta succedendo e vuoi fermare questo processo orribile…chiedi aiuto a questa persona ma lei…ti volta le spalle, e magari, ti da anche della troia. E tutti ti dicono che infondo…te lo sei cercato. E allora tu lasci continuare lo spettacolo. Sai che non hanno ragione, nessuno di loro, ma lasci andare tutto. PERO’ sai che il mondo va così, e le storie vanno così, e che sei tu che non sei normale, e sei fiera di non esserlo…infondo ti dispiace per chi crede che le cose debbano andare così. Perché sai che non è vero…perché sai che le cose vanno dove le persone le fanno andare, né più, né meno. E allora che si fottano tutti.
PERO’ una voce, che fino ad allora era rimasta muta, ti parla e ti dice:
MAI PIU’.

Poi il tempo passa e ti ritrovi in situazioni già viste…e arriva il momento in cui si può mettere a frutto a propria esperienza. In cui scatta il “ah bello mio, stavolta non mi freghi”. E ti rendi conto che non vuoi più dare. Che…prima di veder distruggere qualcosa, decidi lucidamente, di non costruirlo. Che cazzo! Eh stavolta no! Di nuovo no! Uccidiamolo sul nascere il tiranno! Tanto si è già visto poi che succede!
E ti accorgi che sei diventata dura. PERO’ ti accorgi che la tua vera IO si muove sotto tutto il cemento che le hai tirato addosso. Che sei così. Che vaffanculo sei così. Che essere così è una fava, ma che ci vogliamo fare?? Non puoi fidarti se non di chi ti tratta male, perché almeno è sincero. PERO’ chi ti tratta bene infondo ti manca.
E ti trovi di fronte ad un’altra persona. E così non vale. Non sei pronta. Tu non...puoi. Ti senti libera. Odi le coppie. Non fa per te. E sai già tutto...Io potrei farti del male, e lo farò. Tu potrai buttarmi via, e lo farai, come tutti. Io mi ricordo tutto e questa è la mia croce. Ninte mi scivola addosso e tutto mi rimane dentro. Questa è la mia debolezza.
Non vuoi dare, non vuoi far entrare, mai più vedersi rapinare gli anni, mettere l’anima e il cuore per costruire un castello per poi vederlo buttar giù a picconate…no. No. Allora chiudi la porta, ma…di buttare la chiave…proprio non te la senti. Allora, a questo punto che fare??

“Domani ti pianterò subito un bel paio di corna, così la facciamo subito finita con questa storia del cazzo dello stare insieme!” disse lui.
“Mi stuferò, farò la pazza, sarò instabile, mi sentirò soffocare, mi sentirò annoiata, mi verrà la smania di buttare all’aria quello che è ordinato e ricorda bene…non avrai niente, niente da me!” precisò lei.
“Quindi stiamo insieme?” chiese lui.
“Si, certo, sarebbe da coglioni non provarci no?” ammise lei, sconfitta.




LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK



venerdì 3 agosto 2007 - ore 18:58


SQUARE ONE
(categoria: " Pensieri ")




Oggi ho impacchettato le mie cose. Di nuovo.
Da quando sono venuta al mondo ho cambiato casa…vediamo…una, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove, dieci…dieci. Dieci volte e vado per l’undicesima.
Da quando ho viaggiato la prima volta non mi ricordo neanche più quante volte ho fatto e sfatto valigie e zaini, quante volte ho fatto code ai check in, alle biglietterie, o sono salita e scesa dai treni. Forse un milione.
Oggi ero lì che staccavo tutte le mie cose dai muri e il mio random mp3 ha attaccato Square one di Tom Petty. Square one: punto a capo. E allora mi sono messa a pensare. Punto e a capo. Quanti di noi riescono davvero a mettere un punto e poi andare a capo? Io ci ho provato tante di quelle volte…a dire: “Basta, capitolo chiuso. Si gira pagina”. Il problema del mio libro ideale è che ogni volta che inizio un capitolo nuovo, e giuro che mi ci metto d’impegno, ci sono delle frasi, delle parole o interi paragrafi che ritornano, e ritornano e ritornano dai capitoli precedenti. Mi chiedo…perché non riesco a dire basta e basta sia. Perché mi porto sempre dietro degli strascichi così pesanti che mi impediscono di andare avanti?
Mi sono seduta in un angolo della mia stanza vuota, ho acceso una sigaretta e l’ho osservata. Ed è stato come un flash back. Sono tornata indietro di circa un anno. Stessa valigia, stesse lenzuola viola, stessa io seduta malinconica e assolutamente persa in un angolo, stesso ultimo poster rimasto da staccare dal muro: la locandina di Amelie. Ho guardato il letto e l’ho visto di nuovo.
“Togliti! Quella parte del letto è mia”
“Pensavo che tu volessi dormire il più lontano possibile dalla porta”
“E tu come lo sai?”
“Me lo hai detto la prima notte che abbiamo dormito insieme”
"E’ successo più di un anno fa! E ancora te lo ricordi?"
"SI" mi hai risposto.
Faccio mente locale e ritrovo quasi lo stesso identico dialogo fra le pagine di un libro che ho scritto più di due anni fa, quando ancora non sapevo della tua esistenza.
Io con le mie fisse e tu sempre sul punto di andartene. Sono ancora qui. Ma sono ancora lì.
Flash back. Back. Back. Back, Back….
Tutto ci riporta costantemente indietro. E’ una lotta persa in partenza. Siamo circondati da troppi pensieri, troppe scene già viste, discorsi già sentiti, da troppe canzoni e da troppi oggetti. Per viaggiare usiamo le stesse valigie, che si portano dietro i viaggi precedenti. Viviamo circondati dalle foto delle stesse persone, che ci guardano con i soliti sguardi di sempre e ci fanno sentire nello stesso modo. Possiamo cambiare letto, ma le nostre lenzuola sono le stesse, e ci parlano di notti passate senza dormire. Indossiamo vestiti che abbiamo già portato in chissa quale occasione. Camminiamo con scarpe bucate che hanno nelle suole i chilometri già percorsi.
Chi riesce a dire punto e a capo e farlo davvero?
Perché io, al massimo dello sforzo, forse, riesco a concludere un capitolo con i soliti puntini di sospensione…




LEGGI I COMMENTI (6) - PERMALINK



sabato 28 luglio 2007 - ore 20:09


Preghiera di un cervello stremato
(categoria: " Pensieri ")


Per favore accetta che a volte ho ragione io, che la ragione è materia mia. Ti scongiuro smetti di analizzare tutto. Per favore capiscimi.. Please try to forget. Ti imploro impara a potare un rancore vero. Hey toglimi tutte queste immagini e liberami da queste parole. E questa musica, io non la sopporto più…impara ad ascoltare il silenzio. Io ho bisogno di silenzio…No, non interrompermi. No me ingañas si cambias lengua porque soy sempre yo que te hablo! Te lo chiedo per favore dimenticatelo! Ti scongiuro smetti di aspettare. Hey accetta quello che hai e piantala. Senti lascialo perdere lui…lasciali perdere tutti quanti, siamo in troppi qui dentro. Dammi dell’alcool…drogami….datti una botta in testa…fai qualcosa! Impara a dimenticare. Si, anche a me manca, ma che vogliamo fare? Martoriare me ti fa sentire meglio?! Ti imploro falla finita con le domande, quella cosa del le-risposte-sono-tutte-dentro-di-te è una stronzata, non è vero, fidati di me, non è così. Dammi una pasticca, soffro. Se io dico si, perchè tu dici no? Try to say nevermind sometimes, please. Lascia correre. Quello che ti succede non deve rimanere per forza, lascialo andare. Deja! Dejalo…no es para ti! No lo es! Yo lo sé…tu corazòn es un mentiroso…no sabe nada de como es la vida! Hey senti...se io ti preparo un discorso è quello, il lost in traslation non va bene, capito? Quante informazioni credi che io possa contenere? Io sono stanco, stanco morto! Senti, mettiamoci d’accordo…ho avuto un’idea...tu mi dai una tregua e io ti faccio fare un bel sogno stanotte ok?

COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK



giovedì 26 luglio 2007 - ore 20:31


sssono un visssccido ssstrisciante sssstronzo
(categoria: " Riflessioni ")


Voi che avete il dente avvelenato perché non riuscite a perdonare, fate un favore al mondo, non ci provate più ad amare, perché l’amore ferisce e se non siete pronti a correre il rischio, lasciate perdere, è meglio.
Voi che avete il dente avvelenato perché il vostro lavoro vi fa schifo, trovate il coraggio, mollate tutto, e cambiate. Le vostre frustrazioni sono roba vostra e basta.
Voi con il dente avvelenato perché siete a dieta e avete fame, datevi una svegliata, buttate nella spazzatura i giornali di moda e cercate di rendervi conto che, eliminate le bugie culturali e tornati allo stato primordiale e istintivo della natura, agli uomini li piace mordere.
Se avete il dente avvelenato perché odiate dove vivete, aiutate voi stessi, comprate un mappamondo e mettetevelo sul comodino, così ogni mattina quando vi sveglierete vi ricorderete che il mondo è grande e che nessuno vi ha ancora messo le catene ai polsi.
Voi che vi avvelenate i denti se l’aereo è in ritardo, se in questo ristorante del cavolo non sanno cucinare la pasta, se ci sono troppi stranieri qui, se nessuno parla la vostra lingua, vi prego, vi scongiuro, non viaggiate e statevene a casa vostra.
Voi che vi si avvelenano anche i premolari perchè nessuno vi tromba, mastubatevi di più e non rompete le palle altrui.
Se vi si avvelena il canino perché qualcosa è andato storto e cercate la vendetta, e volete fare del male, e calpestare chiunque, per favore, non vi mescolate alla gente, state da soli.
Se avete il dente avvelenato perché vi piace così, perché odiate la gente, per favore, non diventate vigili urbani.
Voi e tutti i vostri denti avvelenati state attenti! Perché siete sulla buona strada! Abbastanza viscidi e striscianti da essere delle serpi.




COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK



lunedì 9 luglio 2007 - ore 21:58


come quando fuori pioveva
(categoria: " Riflessioni ")


Ultimamente mi è capitato di riflettere sui rapporti di coppia. Anzi, sul concetto stesso di coppia. Coppia…coppia…coppia…mmm…accoppia coppia scoppia.
Io ho sempre odiato le coppie. Le uniche coppie che tollero sono quelle del poker. Vanno bene anche doppie, anzi meglio. Non ho mai sopportato sentir parlare di “coppie”. Sapete quella gente che fin dalla tenera età di 15 anni comincia dire cose tipo “eravamo io, il mio ragazzo e un’altra coppia”? Ecco, io già da allora i brividi. Non c’è niente di più deprimente di questa frase per le mie orecchie. Tipo “siamo andati a cena in coppie”, mi da l’idea di gente che mangia a due a due dallo stesso piatto. Il gioco delle coppie poi non ne parliamo. Mi stava troppo sulle palle. E’ questa storia della coppia che proprio non mi va giù, diciamolo. Sono stata la metà di una coppia, ma non mi sono mai realmente vista così. Voglio dire, sentir parlare di un individuo come parte di una coppia, ma fa pensare ad un calzino, che se un giorno si ritrovasse spaiato finirebbe nella spazzatura.
Secondo me c’è stato un travaso di significati. Per esempio, prendete le carte… “una coppia di donne” a carte ha senso, ma per esempio…quanti di voi si sognerebbero di dire “sono andata a cena con una coppia di amiche”? Nessuno! Direste “con due” amiche, o al massimo “con un paio di” amiche. Il senso di coppia si è proprio cementato intorno a due che stanno insieme. Sempre. Sempre appiccicati. Così tanto da fondersi entrambi, questi due poveracci, in un’unica, arroccata, indissolubile, cosa: la coppia.
Io, da quando ho le dita per contare, ho sempre inseguito la ferma convinzione che, da che mondo e mondo, uno più uno faccia due. Ecco: 1+1=2. Non UNA coppia. Non è lo stesso! Il concetto di UNA coppia mi fa andare di volta il cervello. Lo so che nella parola “coppia” sono incluse due persone distinte, ma…sono relegate all’interno dell’articolo UNA. Riflettere. Cos’è una specie di ossimoro? Una contraddizione in termini? Il famoso esempio di tutti i libri di poesia dei licei “il silenzio assordante”? Non è concepibile il concetto di “una coppia”…capito…perché non ci si capisce…è una o sono due? Il concetto di “paio” va bene…perché la nostra lingua prevede che esista anche il concetto di spaiato, che si…è un po’ incasinato, ma tutto sommato va bene, se la cava. Il poveraccio che non fa parte di una coppia si ritrova “scoppiato”. Questo non va bene. E’ come dire che uno che non fa parte di una coppia ha per forza avuto uno di questi miseri destini:
1. è esploso ed è morto
2. ha avuto uno scatto d’ira violenta dopo un periodo di calma innaturale in cui ha ingoiato svariati rospi
3. è uno che si fa di canne dalla mattina alla sera senza speranza di uscirne
4. è stato scoperto mente faceva qualcosa di male

Comunque oggi, miei cari, la coppia sta scomparendo. Non esiste più.
Ho la fastidiosa abitudine di osservare e analizzare persone e rapporti intorno e dentro di me. E ho notato una cosa: se l’amore ci rende splendenti e vivi, la coppia ci abbrutisce a tal punto da farci diventare un mero fantasma di noi stessi. La coppia è come il Tranello del Diavolo (vedi Wikipedia.org), l’unico modo per sfuggire ai suoi tentacoli è sconfiggerla con il fuoco e la luce. La coppia. C’è chi ci si aggrappa come su uno specchio molto scivoloso. C’è chi proprio invece non ci si può vedere come la dolce metà di un’unica indissolubile adorabile melina zuccherosa. C’è chi invece riesce a rimanere un individuo a sé stante anche se mescolato in modo indissolubile ad un altro. Ma per quest’ultimo caso ci vuole davvero l’incontro di due personalità fuori dal comune. La prima cosa che mi viene a mente per spiegare questo concetto sono le due case, una blu e una rossa, separate ma unite da un ponte, in cui vivevano Diego Rivera e Frida Kahlo. Ma la maggior parte di noi ha una personalità molto comune. La maggior parte di noi è cresciuta con l’idea di coppia stampata a fuoco nel cervello e quell’idea ha seguito strenuamente. Ma quando si parla di rapporti di coppia solo due cose sono certe: l’abbrutimento e il pugno di mosche con cui uno o l’altro, prima o poi, si ritroverà.
Le cose stanno cambiando signore e signori.
Abbiamo visto le nostre amiche rinascere a rinnovata bellezza dopo essersi lasciate. Sono tornate splendide e bellissime. Le loro labbra si sono ridipinte di rosso e sono tornate a ballare da sole. L’hanno fatta finita di sorbirsi tornei infiniti di Playstation, partite di pallone ed estenuanti concerti metal. Le abbiamo viste sedute intorno ad un tavolo, con i bicchieri in mano, a parlare come solo le donne sanno fare.
Abbiamo guardato i nostri amici ritornare alla vecchia simpatia e libertà dopo essersi liberati di qualche donna isterica. Hanno smesso di sorbirsi sindromi premestruali. L’hanno finalmente piantata di fingersi interessati alla moda. Hanno smesso di fingere di trovare simpatico il fidanzato dell’amica del cuore della propria ragazza.
Abbiamo visto coppie, che sembravano essere nate apposta già così, dissolversi nel niente e lasciare due individui che, finita la coppia, a malapena si parlano. E allora ci troviamo di fronte alla falsità di quello che erano.
La coppia. Inventata dai nostri antenati per avere le doti delle mogli, un marito che le mantenesse. La coppia per vendere biglietti a san valentino ed anelli di fidanzamento. Il mito vive al cinema. La musica prova a raccontarci la verità di separazioni e disperazione. Le cose son cambiate. Ci siamo stufati dei rapporti a due. Che sono destinati a finire, che sono destinati a dimostrarci che era falso quello che si viveva. Intorno a noi risuonano i ritornelli conosciuti:
il classico finto paranoico “per me ora non è il momento”
l’originale americano, l’apatico “non ho le energie per avere una storia”
il veramente maturo “mi voglio divertire” (e la domanda sorge spontanea: io ti annoio per caso?)
l’introspettivo “voglio stare da sol@”
il vendittiano al contrario "insieme mai per chi è amico come noi"
ed infine lui, il sempreverde, il più quotato, quello che come il nero va su tutto, ladies and gentlemen! L’unico è il solo! L’inimitabile: “non mi voglio impegnare”
Mi chiedo: che questa sia diventata la regola? Cha sia giusto così?
E’ ora di ridefinire i nostri rapporti con qualcosa di nuovo. Lo dobbiamo inventare noi. Dobbiamo trovare un nuovo modo che concili il nostro amore, che è rimasto sempre lui, con le nostre nuove vite. Perché la strada di prima oramai non ci appartiene più. Almeno ad alcuni di noi. Sveglia gente! La coppia come ce la siamo sempre immaginata non funziona più.

Se siete una donna e un jack a picche, se siete a cuori, o anche a quadri…be’ lasciate perdere, uno di voi vedrà sempre l’altro che gli volta le spalle.
Se siete una donna e un jack a fiori, per voi c’è ancora una speranza, voi siete gli unici che si possono guardare sul serio.
E il joker giura, che non riderà di voi.




LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK



martedì 3 luglio 2007 - ore 16:51


pura giustizia cristiana
(categoria: " Pensieri ")


In una mattina d’estate, non meno di due secoli fa, il prato dinanzi a questa prigione era affollato di cittadini. La cupa rigidità dei visi di questa brava gente avrebbe fatto pensare all’imminenza di qualche grave avvenimento: l’esecuzione di un noto delinquente, una fustigazione, o forse una strega che stava per essere impiccata.

- Avrebbero dovuto imprimerle un marchio di ferro rovente sulla fronte! Questo si che sarebbe stato un brutto colpo per lei! Perché quella svergognata si curerà poco di quello che le cuciranno sul corsetto! Vedrete, lo nasconderà sotto un fermaglio o qualche altro maledetto aggeggio del genere e continuerà a passeggiare per le strade più spudorata di prima!

- Può coprire il marchio finché vuole, ma la pena le rimarrà sempre impressa nel cuore!

-Ma perché parlare di un segno sulla veste o di un marchio sulla fronte? Questa donna deve morire!

La porta del carcere si aprì e ne uscì una figura cupa.
Quest’uomo rappresentava e personificava l’inumana severità delle leggi puritane, la vendetta senza perdono che lui stesso, da bravo cristiano qual’era, doveva strettamente applicare.
Con la sinistra teneva alta l’insegna della punizione e con la destra spingeva avanti una giovane donna. Quando giunsero fuori dalla porta della prigione, questa lo allontanò da sé con un gesto pieno di dignità e forza di carattere, ed avanzò all’aperto sola.
E fu allora che apparve, rossa come la passione, proprio sul suo petto.


La lettera scarlatta le brillava sul corsetto, circondata da meravigliosi ricami d’oro che lei stessa aveva eseguito. Il lavoro era così accurato e denotava un tale sfoggio di creatività e fantasia, che il marchio dell’adulterio poteva venir scambiato per un ornamento del vestito, ed era tale l’eleganza, rispetto al gusto cristiano dei puritani, che difficilmente le rigorose leggi della comunità avrebbero tollerato di più.

- E’ molto abile nel ricamo, questo è certo. Ma prima di questa pazza svergognata, non si era mai vista una donna cercare di gloriarsi per una cosa simile. E che cos’è questo, amici, se non ridere in faccia ai nostri buoni giudici e farsi vanto di una cosa che essi, da bravi gentiluomini cristiani quali sono, reputano un castigo?

Ma mai Hester Prynne era apparsa bella come in quel momento, in cui uscì dalla prigione.


(più o meno liberamente tratto da The scarlet letter -capitolo I, la piazza del mercato- Nathaniel Hawthorne)

COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK



domenica 1 luglio 2007 - ore 12:58


Il mio castello di carta
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Oggi mi sono svegliata alle cinque del pomeriggio. Mi sono alzata, mezza rincoglionita, mi sono ficcata gli occhiali, storti, ho preso una sigaretta, e…mi sono avviata incespicando verso il bagno. Entro, abbasso la tavoletta, una prassi, visto che vivo con tre ragazzi, mi siedo sul cesso, apro “parola di Giobbe”, la mia lettura da cesso preferita, butto un occhio intorno e…zac. Ecco lì. Non c’è traccia di carta igienica. Niente. Alzo gli occhi al cielo e urlo “La carta igienica???”. Mi rispondono “è finita”. Si, beh, non fa una piega, certo. Ma io mi domando: bimbi miei belli…la carta igienica è una di quelle cose lì…come che ne so…il dentifricio o…l’acqua per esempio. Ecco, tre beni di prima necessità che in questa cazzo di casa non ci sono mai. Ma Santa Miseria!!!
Così…che fare? Mi metto qualcosa addosso ed esco nei 57 gradi del pomeriggio fiorentino per andare al supermercato perché i miei coinquilini da strapazzo non mi fanno nemmeno cagare in pace. Comunque, il nocciolo della questione non era questo…mentre compravo cose inutili al supermercato mi cade l’occhio su un librino di pennac, mi piace il titolo e me lo compro. Poi, quando ero alla cassa mi è venuto a mente che non avevo preso la carta igienica. Ma non è nemmeno qui che volevo arrivare… Quando finalmente mi sono seduta sul cesso con i miei dieci rotoli di morbidezza (che ora sono chiusi a chiave nel mio armadio, con sei casse d’acqua e una scorta di colgate), ho aperto il mio nuovo librino di pennac e…mi è caduto l’occhio su una frase: “Non avevo scavato ancora le mie fondamenta e già mi credevo la statua di me stesso”. Lui è così…pennac te le butta lì…è te ci rimani secco, sempre. Ha centrato in pieno, con una riga, quella sensazione che mi porto addosso in questo periodo e che non riuscivo a dire a parole mie. Questo per me è il classico periodo del cavolo in cui non ci capisco nulla. Sapete quando per tutta la vita avete seguito persone e cose perché le ritenevate importanti per voi, fondamentali e all’improvviso…vi accorgete che hanno smesso di esserlo? Che forse in fondo, tutto sommato, potete anche farne a meno…E tutto il vostro bel castello se ne va in mille pezzi? E voi state lì e vi chiedete di chi è la colpa, e molto spesso è degli altri, perché voi avete fatto del vostro meglio per tenerlo in piedi. E mentre fissate le macerie di qualcosa a cui prima vi aggrappavate, che era la vostra roccaforte, vi accorgete che siete stanchi di ricostruirlo ogni volta. E che alla fine non ve ne importa poi più neanche un granchè. E così, improvvisamente, non sapete più chi siete. E siete assolutamente soli. E non ve ne frega niente.


LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK




> > > MESSAGGI PRECEDENTI