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continuo??

Ho ririririririririririvisto:
Tre Metri Sopra il Cielo, Come te nessuno mai, Todo sobre mi madre, Hable con ella, Volver, La mala educación

Mia madre via Skype

Il mio conto in banca diminuire fino a sparire

Tanti occhi

I miei però non li ho ancora trovati

STO ASCOLTANDO

La colonna sonora della mia vita..

Grande Vasco!

E questo Max??

Red Hot Chili Peppers, sempre e comunque

“…E tutto quello che devi fare è metterti le cuffie, sdraiarti per terra e ascoltare il cd della tua vita, traccia dopo traccia, nessuna è andata persa: tutte sono state vissute e tutte, in un modo o nell’altro servono ad andare avanti. Non pentirti, non giudicarti, sei quello che sei e non c’è niente di meglio al mondo. Pause, rewind, play, e ancora e ancora e ancora, non spegnere mai il tuo campionatore, continua a registrare, a mettere insieme i suoni per riempire il caos che hai dentro. E se scenderà una lacrima quando li ascolti, beh, non avere paura, è come la lacrima di un fan che ascolta la sua canzone preferita…”

ABBIGLIAMENTO del GIORNO



ORA VORREI TANTO...

Non essere presa per il culo, magari

Sapere cosa fare. Ma davvero

Trovare quello che cerco da tanto


SOLDI!!!

STO STUDIANDO...

Me stessa, ma l’è dura

Raga, ma mi tocca studiare davvero!! Mica me lo regalano il DELE... Uff!

Puah! Ho studiato proprio tanto!

E ora che l’ho dato sto DELE?? Che feis??

E’ bene che inizi a studiare va, qui gli anni passano e il cervello incartapecorisce -come dice mia madre

OGGI IL MIO UMORE E'...

Dipende, sono Gemelli!

ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) dover rinunciare e dimenticare una persona a cui si tiene veramente tanto..
2) scoprire di appartenere,seppur alla lontana,alla famiglia berlusconi....oh my god....sudo freddo al solo pensiero.
3) Trovarsi impotenti e incapaci di agire quando qualcuno a te caro soffre o ha bisogno di aiuto
4) -quando parli e cerchi di spiegare quello che provi senza farti capire
5) l’indifferenza negli occhi di chi ami
6) capire troppo tardi che stavi perdendo la testa per una persona sbagliata
7) Conoscere delle persone molto interessanti in momenti sbagliati della vita, per cui non ci si può dedicare il tempo che si vorrebbe

MERAVIGLIE


1) far nascere una canzone
2) rendersi conto di non essere un puntino insignificante del sistema; ma che siamo fondamentali per le persone che per noi contano veramente.
3) fermarsi nel buio della notte ad ascoltare il silenzio e perdersi a guardare la perfezione del cielo
4) sapere che solo tu sei padrone della tua vita e del tuo destino
5) ...preparare la valigia, partire e fare un viaggio lungo una vita: la vita è un lunghissimo viaggio
6) trovarsi una sera a sparare idiozie con amici e mentre si ride come babbuini accorgersi in un flash che è proprio questo, quello che stavi cercando.
7) Vedere che una persona ti cerca e da qui capire che ci tiene a te e non ti vuole perdere...


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domenica 26 febbraio 2017 - ore 22:52


10 ANNI
(categoria: " Pensieri ")


Il profilo di Spritz dice, tra le altre cose:
ETA’: 20 ANNI
Beh, facendo un rapido calcolo, dall’apertura di questo blog sono passati 10 anni, quasi 11.. Tante cose sono cambiate da allora, tante vite ho iniziato e vissuto..
Quando ho aperto lo Spritz-blog, non sapevo niente della vita e ancora meno di me stessa.. Avevo un’unica certezza: che avrei vissuto a Barcellona per sempre. Diciamo che la cosa, 10 anni dopo, si è realizzata solo in parte.. Home is where the heart is and mine is here:



Per il resto vivo una vita che in parte mi piace e in parte no.. Ma questo lo lascio alla prossima puntata.. Il 29 Marzo si avvicina, tempo di riflessioni!
Intanto happy 10 years together, Spritz!



Il fatto che le ultime due cose e cioè:
COSA COMBINO: Mi illudo
STATUS: single
siano rimaste esattamente uguali a come quando avevo 20 anni anche se ora ne ho 30 è preoccupante? Beh, forse sì.

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martedì 11 marzo 2014 - ore 01:46


C’era una volta
(categoria: " Riflessioni ")


C’era una volta una bambina un po’ strana, che guardava tutti in modo torvo, aveva uno "sguardo da killer" e a dirla tutta ce lo ha ancora, per fortuna solo lo sguardo. Tutti chiedevano alla sua mamma se quella bambina con quei bei riccioli color oro fosse per caso arrabbiata. Forse la ero arrabbiata, fin da piccola, chi lo sa. All’asilo non parlavo quasi con nessuno e un giorno un mio compagno andò incontro a mia mamma urlandole: "Anna, Anna, ma sai che sa parlare?!?!", per fortuna nè io nè lui ci ricordiamo di questo momento. Ero una bambina forte, orgogliosa e testarda già in tenera età. Mi facevo domande e pretendevo risposte, raramente mi piacevano anche se poi alla fine mi fidavo. Non ero triste anche se molta gente pensava che lo fossi. La mamma della mia migliore amica mi racconta che alle elementari, alle feste di compleanno, io non mangiavo, non bevevo e non parlavo con nessuno. Non parlare con nessuno è dura, credo, ma a me riusciva benissimo. Magari mi riuscisse ancora così bene il non mangiare! Odiavo le feste, avere più di tre persone intorno a me, il rumore, il caos, ma mia mamma mi ci mandava e io, con immenso rancore nei confronti dell’universo, ci andavo sperando che il mondo mi lasciasse in pace continuando a girare per i fatti suoi. Puntualmente c’era sempre qualche mamma e qualche bambino (obbligato dalla mamma) che tentava di farmi interagire e io in quei momenti avrei voluto cavargli gli occhi. Per fortuna non l’ho mai fatto e mi sono sempre limitata a rispondere un serafico "No". Non vedevo la ragione per cui avrei dovuto fare cose che non mi andava di fare, mi ritenevo anni luce avanti rispetto ai miei compagni di classe, non avevo bisogno di correre come un’indemoniata (indemoniata la ero decisamente già a prescindere), di avventarmi sul cibo come una cavalletta, di urlare, di scaccolarmi e di fare tutte quelle cose fastidiose che i bambini tendono sempre a fare. Diciamolo, io mi ritenevo un po’ al di sopra della media e pensavo che gli altri fossero tutti degli idioti. Il che in molti casi era anche vero, ma non in tutti, solo che a 7 anni non lo sapevo. Con il tempo sono cresciuta, ho continuato a odiare il contatto forzato con i miei coetanei e la maggior parte di loro ha continuato a odiare il contatto forzato con me. Non ero antipatica, ero saccente e antisociale, il che si traduceva in antipatia. Tutto ciò non mi rendeva triste, mi rendevano più triste tutti gli sforzi che dovevo fare per adattarmi al mondo. Comunque non è che odiassi l’universo intero, c’erano persone che ritenevo degne della mia stima. Avevo delle amiche, nonostante tutto. Ero un’agitatrice di masse, non so come ero riuscita a creare una fazione che stava con me e quindi contro un’altra bambina e una fazione che stava con quest’altra bambina e quindi contro di me. Ora questa mal capitata bambina è una delle mie migliori amiche; i casi della vita. Spaventavo le persone, gli altri bambini, ma al tempo stesso li attiravo. Probabilmente proprio perchè ero forte e testarda. Mi piaceva piacere ma oltre i due minuti la cosa mi stancava e spazientiva, mi piaceva molto di più non piacere. E richiedeva anche molto meno lavoro da parte di tutti, fondamentalmente sono sempre stata un po’ pigra. Chissà cosa pensavano i miei genitori e le persone intorno a me, forse che sarei morta suicida. In effetti ci ho pensato spesso durante la mia interminabile adolescenza. Il fatto che un mio amico l’abbia fatto davvero, di suicidarsi, a 17 anni, mi ha scioccato parecchio. Ma cmq. Man mano che crescevo imparavo a interagire con il mondo, imparavo che non ero superiore a quasi nessuno e che, alla fine, andare avanti a muso duro non mi avrebbe molto aiutato. E’ durante l’adoloescenza che ho iniziato a sentirmi veramente sola e triste, per fortuna sono sopravvissuta degnamente al mio medio evo personale. Ricordo con tenerezza gli anni del liceo, anche se non posso dire di averli vissuti altrettanto teneramente: litigavo quasi ogni giorno con i professori, non mi stavano bene le regole imposte, volevo cambiarle solo perchè non ero stata io a sceglierle liberamente, non studiavo quello che dovevo studiare, ma solo quello che mi interessava, ero femminista e al limite del comunismo, una fan sfegatata di Che Guevara, anche se mi piacevano i bei vestiti e vivevo in un bel quartiere, cose che non vanno d’accordo con l’idea di sinistra di un liceale. Ma io me ne sbattevo e catechizzavo i miei compagni sull’importanza del voto e di partecipare e tutte le manifestazioni. Raramente marinavo e quando lo facevo informavo mia madre con tono irremovibile che quel giorno non sarei andata a scuola, avevo sempre un buon motivo per cui i miei, sindacalisti, si arrendevano davanti ai miei ragionamenti. O anche un semplice "oggi non ne ho voglia" non ammetteva discussioni. Crescendo la mia intolleranza nei confronti delle regole è cresciuta, di pari passo però con la mia tolleranza nei confronti delle persone. Non è che non seguissi regole, trovo impraticabile l’anarchia, solo che le regole che rigidamente seguivo non erano mai quelle della società intorno a me, chi mi definisce ribelle non mi conosce, io sono molto ligia alle regole che accetto come tali. E ormai le sto accettando quasi tutte, almeno quelle della cosiddetta società civile. Da piccola chiedevo a mio padre se mi fossi dovuta sposare per forza e non mancavo di ripetere ai miei che a 18 anni me ne sarei andata di casa. E’ una frase che diciamo tutti, certo, e io lo dicevo pacificamente e lontano dai miei scatti d’ira. Poi crescendo ho capito che a 18 anni mi sarebbe sato quasi impossibile farlo e iniziaii a dire che lo avrei fatto appena ne avessi avuto la possibilità perchè io avevo bisogno della mia indipendenza. Così, una fredda sera d’inverno dissi a mio padre che me ne sarei andata presto a vivere in Spagna. Ancora un po’ gli viene un infarto e mi fa "ora ne parliamo con la mamma", la mamma era davanti alla tv e quando mio padre le dice "Anna tua figlia vuole andarsene" lei fa "ok, buon viaggio, fai bene". Così, un qualunque 29 marzo partii alla volta della Spagna. Avevo 19 anni e 9 mesi.
Credevo che non sarei mai più tornata a vivere con i miei, non perchè stessi poi così male con loro, ma semplicemente perchè ho sempre mal tollerato la convivenza con altri esseri dotati di parola; invece dopo oltre 6 anni sono dovuta tornare. Ma questa è un’altra storia. Dovevo dimostrare a me stessa che valevo qualcosa, che non ero soltanto chiacchiere e saccenza e che ero in grado di gestirmi la vita. E così ho fatto. Per 5 anni sono stata indipendente al 100%, il primo anno ero indipendente sotto tutti i punti di vista, ma non sotto quello economico: facevo la ragazza alla pari. Ma ero comunque padrona della mia vita e quello era il miglior trampolino di lancio che potessi desiderare.
In questi anni sono cambiata radicalmente, sono diventata una persona migliore, anche se per farlo ho dovuto abbandonare la rabbia che mi contraddistingueva. Pare che questo si chiami crescere. E’ stata una trasformazione lunga e costante, che dura ancora adesso e sicuramente non si arresterà a breve. Alla fine mi piace crescere e guardarmi indietro per vedere i piccoli passi che ho fatto, tutti orgogliosamente da sola. Da sola ma anche grazie alle persone che ho incrociato nella mia vita. In realtà questo voleva essere un post sulle persone cho incontrato nella mia vita, ma è finito ad essere un post su di me che nessuno leggerà. Dall’egocentrismo non ho ancora imparato a guarire.
Ho incontrato tante persone nella mia vita, in quella precedente e in quella attuale, quella dopo il 29 marzo del 2006.
Una di queste è un ragazzetto che ora ha 9 anni con cui ho avuto un enorme numero di scontri fisici e di resistenza mentale, che mi ha provocato molte volte un istinto omicida misto a svariati sentimenti contrastanti; ma che alla fine mi ha insegnato a non avere paura dei bambini, ne ad averne schifo quando sputano o cagano (insomma..) e mi ha dimostrato, per la prima volta, un amore incondizionato. Ancora non so come faccia a volermi così bene o come faccia io a volergliene così tanto. Poi ho incontrato persone che sono state molto meno presenti nella mia vita, o lo sono state a distanza, e qualcuno che l’ha soltanto incrociata per un istante. Ho incontrato un pescatore che mi ha trattata come una principessa ma poi un giorno deve aver incontrato una regina. Ho incontrato uno con tanti problemi, talmente tanti che non gli stavano tutti addosso e ha cercato di passarmene qualcuno. Ma ho ritrovato la forza che avevo da bambina e l’ho allontanato da me, col tempo sono guarita; lui non credo, ma questo mi ha fatto crescere un po’ di più. Ho incontrato una compagna di viaggio che mi ha sopportato, e ho sopportato, per ben 6 mesi sempre a stretto contatto esplorando alcuni dei posti più belli al mondo. Ho incontrato un amico che vive lontano, abbiamo sempre vissuto in paesi diversi, ora viviamo addirittura in continenti diversi, ci siamo visti 3 volte eppure siamo amici sul serio; un’amicizia strana, non fatta della quotidianità reciproca o dell’aiuto pratico, ma cmq una bellissima e profonda amicizia. Ho incontrato anche uno scrittore (amico del mio amico dai capelli rossi), che forse lui non si definisce così e magari nemmeno vorrebbe che lo facessi io, ma per me lui rimarrà sempre il mio scrittore preferito. E il giorno che avrà qualcosa da scrivere (lo ha già) e da farmi leggere potrò dirgli "finalmente, ne ho aspettato di tempo". Ho incontrato un fratello, non uno con cui mi sentivo in sintonia come un gemello separato alla nascita, uno a cui volevo bene come a un fratello, con i suoi pro e contro. Ho conosciuto un assassino, prima che lo diventasse (o forse lo era già e io non lo sapevo), con sua moglie,il suo -e anche un po’ mio- cane e i suoi due affettuosissimi bambini. Ho conosciuto uno stupratore, sono stata ospite a casa sua per quasi due mesi, pochi giorni prima di andarmene ho scoperto il suo passato. Ho conosciuto un ragazzo di New York, che come tutti i newyorkesi definiva la sua città The City, era davvero un gran figo e auguro a tutte di trovare il loro Robert di una notte. Ho incontrato un "selvaggio" boliviano, uno di quelli che vanno in giro nella jungla a torso nudo e con un machete tra i denti. Era un buono e dava parte del suo pranzo alle scimmie. Mi ha raccontato storie incredibili sulla sua vita, storie che noi facciamo fatica a immaginare persino nei film. Qualcuno dovrebbe andarlo a cercare nell’Ammazionia e scrivere la sua storia. Ho conosciuto tante altre persone, un indiano che ha pianto e per cui ho pianto, i suoi amici che mi hanno regalato il braccialetto dei fratelli e sorelle ma che poi mi hanno cancellato. Un ragazzo con la pelle morbida come quella di un bebè, con la passione dello snowboard e della barca a vela. Un ragazzo africano che voleva tanto un figlio ed è stato tanto onesto da intraprendere una relazione a carte scoperte con una ragazza che voleva la stessa cosa, si sono lasciati da molto tempo ma la loro bambina è ogni giorno più bella. Sono inciampata in due polacche che volevano soffiarmi quello che vedevo come il mio ragazzo e in una, sempre polacca, che dopo aver ottenuto il posto di lavoro grazie al mio aiuto voleva fare la splendida e soffiarmi la mia posizione di responsabile. Non c’è riuscita, ma ha ottenuto di meglio. Forse. Ho conosciuto un’amica sincera che mi crede nata per fare la mamma e pensa che a modo mio creda in dio. Le voglio bene, nonostante tutto. Sono andata al suo matrimonio nel suo Paese e presto andrò a conoscere il suo bimbo. Ho conosciuto una ragazza spagnola che mi ha salvato dalla mia monotona vita inglese e che io ho salvato dalla sua. Ci piace dire che senza l’altra nessuna delle due sarebbe sopravvissuta all’Inghilterra. Ho conosciuto un ragazzo triste e solo, che poi così triste e solo non è, non ha ancora capito che non può essere quello che i suoi genitori tradizionalisti vogliono che sia, ma può essere solo quello che lui è davvero.
Ho visto, incontrato e conosciuto tante altre persone e vorrei ringraziarle tutte per avermi insegnato qualcosa, anche a mio discapito. Quando lavoravamo nello stesso ufficio (ma in aree differenti), la mia amica madrileña ogni giorno mi mandava una canzone diversa -la canciòn del dia- un giorno me ne ha mandata una che diceva:

For every time I sat in tears
For the million ways you hurt me
I just wanna tell you this
You broke my world, made me strong
Thank you
Messed up my dreams, made me strong
Thank you

Perciò grazie, grazie a tutti, ma soprattutto grazie a me per non aver perso la mia forza di quando ero piccola e sostenevo qualunque sguardo.


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venerdì 29 marzo 2013 - ore 16:36


29 marzo 2013
(categoria: " Riflessioni ")


E’ il 29 marzo e non ho nessuna voglia di scrivere.
Avrei ben poco da scrivere in realtà, a parte che non c’è niente -assolutamente niente- della mia vita che mi piaccia, che mi vada bene o di cui possa essere soddisfatta.
Bel 29 marzo di merda. Definitivamente il peggiore degli ultimi 7 anni.



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giovedì 24 gennaio 2013 - ore 02:24


Faith in myself
(categoria: " Pensieri ")


"Mi ha detto che secondo lui la gente vive per anni e anni, ma in realtà è solo una piccola parte di quegli anni che vive davvero, e cioè negli anni in cui riesce a fare ciò per cui è nata. Allora, lì, è felice. Il resto del tempo è tempo che passa ad aspettare o a ricordare. Quando aspetti o ricordi, mi ha detto, non sei né triste né felice. Sembri triste, ma è solo che stai aspettando, o ricordando. Non è triste la gente che aspetta, e nemmeno quella che ricorda. Semplicemente è lontana."

Ancora una volta Alessandro Baricco è capace di interpretare i nostri pensieri più profondi, i miei pensieri. E’ vero, sembro triste in questo momento della mia vita. Di sicuro non sono felice, ma triste? A volte sì, sono triste, sconfortata, delusa, arrabbiata e mi sento vuota, come se mi mancasse un braccio, una gamba, il fegato.. Il cuore. Però allo stesso tempo sono giorni che non piango, lasciatemi citare qui Carrie Bradshaw (anche se Baricco e Sex & The City non vanno granchè a braccetto, lo so..) quando dice che forse ci viene concesso solo un numero di lacrime per persona: io, come lei, l’ho esaurito. Non lo so se questo è un bene o un male, sinceramente non lo so e non m’importa. In questo momento non trovo giusto piangere per chi non sta piangendo per me, per chi in questo istante non mi sta nemmeno pensando, le mie lacrime per lui sono esaurite e non m’interessa se questo mi renderà più dura, forse è addirittura meglio. Ha ragione però Baricco quando dice che il resto del tempo la gente lo passa ad aspettare o a ricordare. Io li sto facendo entrambi. Non posso fare a meno di ricordare, ricordare il nostro passato ma anche il mio passato personale, lontano o vicino a te. Certo, dopo 2 anni in cui sei stato prepotentemente presente nella mia vita non è facile ricordare qualcosa non legato a te, ma siccome sono stati 2 anni travagliati (di cui sì, mi prendo le mie colpe di girovaga) posso dire di avere tanti ricordi solo miei. E la maggior parte sono belli. Ricordi semplici, fatti di serate con vecchi e nuovi amici, uscite in locali dove tutti guardavano gli amici gay e nessuno noi ragazze (se non altre ragazze), mega pranzi da oscar delle calorie a base di sushi, e infiniti ricordi del Mio Viaggio. Oltre a ricordare però, allo stesso tempo aspetto. Ma non aspetto più te. Ho capito ora che -per citare di nuovo Carrie- "è così finita tra noi che ci vorrebbe una parola nuova per dirlo". Certo poi Carrie e Big tornano insieme ma quello è lo stupido romanzare della televisione. Nella mia realtà questo non succede, è già successo e non ha funzionato, per cui anche in questo abbiamo già dato e sappiamo che non ricapiterà. Anche se a volte mi fa tristezza. Ma pensandoci razionalmente nemmeno io ti vorrei come sei stato finora. Dicevo però che aspetto. Aspetto tante cose.. Ma quella più grande è il non averti più nei miei pensieri, aspetto la mattina in cui mi sveglio e tu non sei più lì. Aspetto anche di potermi liberare del tuo fantasma per aprire il mio cuore a qualcun altro. Perchè io (sempre per citare Carrie) "ce l’ho, la fede. Fede in me stessa.
Fede che un giorno incontrerò qualcuno sicuro che sono io quella giusta." Per farlo però il mio cuore ed il mio animo devono essere leggeri. So che questo non può succedere in 2 settimane, ci vorrà ancora del tempo ma io aspetto. Aspetto poi cose anche più materiali, come trovare un lavoro e potermi permettere un appartamentino in affitto con un gatto e un cagnolino. Aspetto di avere una vita normale, quando "normale è il punto a metà strada tra quello che vorresti e quello che è realmente" (questa è di Samantha). Perchè ho 26 anni e ho capito che il mondo è ben diverso da quello che ci si immaginava da piccoli, la stragrande maggioranza delle volte è solo una grossa fregatura e delusione. Ma qualcosa di bello deve comunque esserci, lo so: per questo non vedo l’ora di avere la mia vita normale. Non ho bisogno di guardare il tramonto quarantatrè volte, come il Piccolo Principe quando è triste, io posso sperare.
Intanto, mentre non sono nè triste nè felice, aspetto e ricordo. Ma sono ricordi belli i miei, tutti quanti. E’ così, mio caro direttore, che ti dico addio. Aquí delante de todos te estoy diciendo a mi modo buena suerte chau adós.

Canción de adiós



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mercoledì 26 dicembre 2012 - ore 21:57


Uomini miei
(categoria: " Poesia ")


Alda Merini è fulminante come una rivelazione, ancora adesso dopo oltre 3 anni dalla sua morte e sono pronta a scommettere che sarà così per sempre. Se il mondo sarà abbastanza intelligente da accettarla senza capirla sempre. E’ così che va presa secondo me, va letta, accettata, invidiata per la sua capacità di comunicare anche quando non capiamo niente. Io, a onor del vero, quasi mai capisco veramente i suoi versi. Però ogni tanto succede che una rivelazione mi fulmina all’improvviso e allora mi viene in mente un suo verso e in quel momento, solamente nella caducità di quell’effimero istante, capisco davvero cosa Alda Merini volesse dire a me, Elisabetta, con quelle semplici parole. Poi non dura mai, il giorno dopo l’ho di nuovo scordato e i suoi versi tornano ad essere per me bellissimi ed affascinanti misteri. Ma per alcuni minuti so di aver tenuto in mano il loro significato per me. Capita così, all’improvviso, com’è capitato poco fa al telefono con Lorenzo. Mi mancano sempre tre monete esatte per prendere un caffè, per vedere se tu mi apri.

Quanto ho resistito per voi.

Ma vale la pena di avere nella bocca

un morso di una resistenza infinita?

Vale la pena

lasciar vivere i poeti

e non ucciderli?

Lasciate che i poeti

vadano in Paradiso

e bacino sulle labbra

la Poesia.

Basta un secolo di silenzio

per cercare un tuo bacio

e poi la tenebra del creato,

del non detto e non visto.

Mi mancano sempre

tre monete esatte

per prendere un caffè,

per vedere se tu mi apri.

Alda Merini


Canzone per Alda

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martedì 4 dicembre 2012 - ore 03:07


Un anno dopo
(categoria: " Pensieri ")


30 settembre 2011 - 4 dicembre 2012
E’ passato oltre un anno, per la precisione 1 anno 2 mesi e 5 giorni dal mio ultimo post su questo fedele blog, sempre pronto ad ogni mio sfogo, di tristezza, allegria, entusiasmo, sempre pronto ad arginare i confini della mia bulimia dialettica, senza mai un rimprovero, senza mai "un dove sei stata" o un "ma ti rendi conto di quello che stai scrivendo". Per questo dico grazie a Spritz e un po’ anche a chi me lo ha fatto conoscere, ma a lui più che altro dico grazie per avermi fatto conoscere Baricco, non che da sola non lo avrei fatto ma leggerlo quell’estate è stato davvero illuminante. Perchè "prima di sparire, si voltò e per un attimo rimase li, cercando un gesto per dire che era stato un viaggio bellissimo." Sì, è stato davvero un viaggio bellissimo quello iniziato 6 anni fa, in cui ho conosciuto tante persone e imparato tante cose, ma veramente tante che non saprei proprio neanche contarle, ma la persona più speciale è quella che ho incontrato un giorno, per caso, e poco a poco ho iniziato a conoscerla, ogni giorno la conosco un pochino di più. Già, perchè è una cosa davvero faticosa conoscere se stessi. La facevano facile i greci dicendo nosce te ipsum, io mi sono incontrata per la prima volta circa 6 anni e mezzo fa e ancora non mi conosco così bene. Soprattutto mi stupisco quando scopro cose che non mi piacciono di me stessa, cose che non posso (o forse nemmeno voglio?-spero di no) davvero cambiare.
In quest’ultimo anno di astinenza da scrittura -forzata, è chiaro ed evidente che crescendo ho perso molte delle capacità cha almeno in parte credevo di avere, tra cui anche quella di scribacchiare- cmq dicevo che in quest’ultimo anno sono successe tante cose. Prima fra tutte ho collezionato timbri sul passaporto, cosa di cui vado molto fiera e ogni tanto me li guardo e sorrido pensando a strani anedotti che mi sembrano appartenere a una vita fa. Poi ho passato centinaia e centinaia di ore su svariati bus attraversando il Centro America prima e il Sud America poi. Una volta ho parlato per ore su Skype con le mie amiche viaggiando su un autobus di linea nel bel mezzo del deserto di Atacama. Intorno a me vedevo solo sabbia da ore ma riuscivo a comunicare via internet con un altro continente.. Ha qualcosa dell’incredibile.. Visto poi che ne venivo direttamente dal sud della Bolivia dove i ristoranti chiudono all’ora di pranzo e all’ora di cena perchè poverini anche loro devono mangiare! Poi ho viaggiato sui mitici Chicken Bus, i più caratteristici in Guatemala e Nicaragua, dove un ragazzo facendo ammirevoli acrobazie per pendolare dalla porta urlava la destinazione con l’autista che ancora un pò non si fermava nemmeno per far salire e scendere la gente. Sono stata 22 ore su un bus da La Paz a Rurrenabaque credendo davvero di morire, ma davvero davvero. La strada era talmente stretta, fangosa e senza protezioni e con infinite curve che faceva svenire l’idea di percorrerla su un autobus a due piani con anche una moto (giuro!) caricata nel porta pacchi, figuriamoci poi quando solo dopo poco la strada si è rivelata essere a doppio senso... Arrivata a Rurrenabaque ho capito perchè i boliviani la chiamano "Carretera de la muerte" e perchè nessun turista la prende praticamente mai e soprattutto perchè gli autisti che accettano di attraversarla prendono molti più soldi rispetto a un normale autista.. Al ritorno non abbiamo rifatto quella strada ma abbiamo preso un piccolo aereo (se così si può definire) che, dopo aver aspettato per giorni che smettesse di piovere, ha finalmente attraversato le Ande per riportarci sane e salve (e contente di essere ancora vive) nella capitale boliviana, una delle capitali latinoamericane più affascinanti. Durante questo mio viaggio, Il Mio Viaggio, ho visto per la prima volta un’enormità di animali: iguane (all’ordine del giorno), rane (anche quella con gli occhi rossi, la rana marjuana), scimmie e scimmiette, bradipi, millepiedi, tucani e uccelli di ogni genere, tartarughe, delfini di mare e di fiume, piranha, caimani, alligatori e chi più ne ha più ne metta. Ho ingrandito la mia cultura culinaria e ho trovato il mio più grande amore: el platano frito. Solo nominandolo mi viene l’acquolina in bocca e sento il dolce gusto di questo prelibatissimo frutto stuzzicare le mie papille gustative.. E guai a chi mi viene a dire che il platano è la stessa cosa della banana! Provate a mangiarvi una banana fritta e poi ne riparliamo, non che faccia schifo schifo ma è totalmente un’altra cosa.. Il secondo posto è occupato ovviamente dal fedele amico di ogni argentino: el dulce de leche, nelle sue varie ed infinite versioni come ad esempio il liquore o le tavolette tipo cioccolato.. Gnam gnam! Posso dire inoltre di aver avuto il privilegio di assaggiare centinaia di prelibatissimi piatti quali la sopa azteca, le abbondantissime colazioni a base di frutta e pane tostato, la vera cheese cake new yorkese sbaffata in Costa Rica (già già, quella vera!), la causa rellena, el ajì, el guacamole... Insomma ogni sorta di ben di Dio!
Tutto questo, come le nostre mille altre avventure che mi fa sorridere ricordare tra me e me, mi sembra appartenere a una vita fa. E forse è davvero così. In quei 6 mesi in viaggio per l’America ho fatto molte cose sapendo che le facevo e che avevano un senso fatte in quella circostanza. Ad esempio adesso non mi passerebbe neanche per l’anticamera del cervello di andare da Genova a Mosca in bus (ho controllato, Google maps dice che in macchina ci vogliono 30 ore) e invece per andare da Rio de Janeiro a Salvador de Bahia ho viaggiato in bus per oltre 32 ore, per andare da San Pedro de Atacama a Santiago ne ho impiegate 24 e altrettante ce ne ho messe per andare dalla capitale cilena alla straordinaria Buenos Aires.
Tutte queste cose fanno parte di un’altra me, di un pezzo di me stessa che non può più esistere o meglio può esistere ma solo come un dolce ricordo. Purtroppo so di non avere più la libertà che avevo fino a pochi mesi fa di fare e andare letteralmente dove cavolo mi pareva. Adesso sono tornata nel cosiddetto "mondo civile" dove mi si richiede di trovarmi un lavoro pseudo serio, di portare a casa lo stipendio, di (almeno si spera) potermi affittare un appartamentino e fare un sacco di altre cose che a voi -noi- umani del mondo occidentale sembrano normalissime e perchè no persino bellissime: iscriversi in palestra, andare a prendere aperitivi con gli amici, uscire il weekend, organizzare qualche giorno fuori porta, andarsi a comprare un apparentemente indispensabile paio di jeans.. Tutte cose che viste da una certa prospettiva sono assolutamente prive di senso ma che una volta rientrati nella routine sembrano ovvie o a volte anche privilegi. Ricordo il giorno che sono rientrata in Europa, sono atterrata da Lima (con scalo di 8 h a Madrid, appositamente scelto per andarci ad abbuffare di sushi nel nostro wok preferito!) a Milano da cui ho preso un treno per Genova, un’ora e mezzo di treno mi è sembrato un battito di ciglia. Quel giorno mi sentivo frastornata, mi guardavo intorno, studiavo quelle persone che mi erano così vicine per usi e costumi eppure mi sembravano così lontane. Mi ricordo la cosa che mi ha colpito di più, una cosa peraltro estremamente italiana, e cioè come tutti fossero "omologati" gli uni agli altri, sembravano tutti fatti con lo stampino per quello che dicevano, come lo dicevano, il modo in cui si atteggiavano e soprattutto per quello che indossavano: ad esempio avevano tutti le Hogan. Ho vissuto 6 anni all’estero e so riconoscere un italiano a chilometri di distanza solo per come è vestito e per come si atteggia. Questo fatto di vedere tutti questi omini uguali mi ha buttato nello sconforto più totale, anche prima di partire non volevo certo rientrare, ma su quel treno mi sono infinitamente demoralizzata. Ho pianto. Pianto di felicità per aver visto davvero una parte di mondo e per aver dimostrato a me stessa chi sono ma anche pianto di tristezza per essermi trovata di fronte alla fine di tutto questo, di trovarmi di nuovo di fronte a una nuova-vecchia realtà. Per giorni, anzi settimane, sono stata in una specie di limbo apatico in cui continuavo a sognare di essere ancora in viaggio, la notte a cullarmi sentivo ancora i movimenti ondulanti dei tanti bus. Mi ci è voluto un pò di tempo per accettare di essere tornata a una realtà così diversa da quella, vedevo i miei vecchi amici e mi sembrava così futile ogni discorso che facessero. Non c’erano più posti da scoprire, cibi da assaggiare, coincidenze di mezzi da inventarsi, culture da scoprire, gite da intraprendere, c’erano soltanto aperitivi a cui partecipare. Aperitivi durante i quali dovevo rispondere sempre alle stesse domande superficiali sul mio viaggio e sopportare le facce incredule e schifate quando dicevo che i Paesi più belli che avessi mai visto in vita mia fossero Messico e Bolivia. E l’America (intendendo gli Stati Uniti)? mi chiedevano in tanti. Beh gli Stati Uniti.. Niente di speciale rispetto al resto del mondo. Anche se di posti che ho adorato ce ne sono stati anche lì: Los Angeles, San Francisco, Yosemite Park. Ma non scambierei mai e poi mai una 5th Avenue con il deserto di sale di Uyuni.


Salar de Uyuni, Bolivia

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venerdì 30 settembre 2011 - ore 12:05


A new adventure
(categoria: " Viaggi ")


Domani e’ il grande giorno, il giorno che ho atteso freneticamente in questi ultimi mesi di pessima -devo ammetterlo- organizzazione del Grande Viaggio. Domani a quest’ora saro’ su un volo diretto s New York!!! Ma ci credete?? E questa tra l’altro e’ fin la parte meno emozionante del viaggio! Dopo una settimana in quel di NYC ci aspetta un weekend a Miami e poi voleremo alla volta di San Diego, dove affitteremo una bella macchinina e per 12 giorni ce la vagheremo per il lato west degli usa, toccando Los Angeles, San Francisco, Yosemite Park, Las Vegas e il Hrand Canyon. Wow!!!!! Ma da qui, il giorno 25 di ottobre, inizia la parte piu’ emozionante e avventurosa del viaggio.. Ce ne andiamo in Latino America!!!!! Da Ontario, vicino a Los Angeles, prendiamo un volo per Citta’ del Messico, dove sosteremo un paio di giorni. Il resto del viaggio non e’ piu’ molto organizzato e lo faremo di volta in volta.. Cmq il piano indicativo e’ Mexico DF, Oaxaca, Puerto Escondido, San Cristobal de las Casas, Palenque, Merida, Cancun, Playa del Carmen, Tulum etc etc.. Da li, anzi da Tapachula, prenderemo l’ennesimo bus che per circe 100 Dollari ci fa attraversare praticamente tutto il Centro America (Guatemala, Nicaragua, Salvador, Costa Rica, Panama) fermandosi in tutte le capitali, dove sostrremo qualche giorno per visitare i posti da sogno. Da li poi, non si sa ancora con che mezzo, proseguiremo verso sud. Ci sono ancora dubbi sulla Colombia, a me fa un po’ paura e la salterei ma la mia compagna di viaggio non vorrebbe zzzzzz perdersi niente.. L’unico modo per saltarla sarebbe prendere un volo diretto a Quito o Lima solamente che minimo minimo costano 400 euro! In ogni caso poi da li si prosegue per Peru’, Chile, Patagonia e poi si va risalendo per Argentina, Paraguay, Uruguay e Brasile.. Il tutto durera’ qualche mese, pensiamo tra i 4 e i 6.. Ma tutto dipende dai soldi, finche’ ne abbiamo proseguiamo!! Non vedo l’ora di intraprendere questa nostra mega avventura, anche perche’ sogno il Sud America, e l’Argentina in particolare da una vita intera, ma l’idea di andare con quegli orribili viaggi organizzati mi faceva rabbrividire.. E ora finalmente ho trovato un’altra pazza come me! Spero che vada tutto bene e secondo i piani, sono sicura che sara’ una fantastica avventura. Lascio una parte di cuoricino a Genova e questo mi rattrista un po’ perche’ ho davvero paura che quando torno -se li tornero’- che ls situazione sara’ cambiata, ma in peggio.. E se lui non mi pensa piu’?

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giovedì 18 agosto 2011 - ore 17:26


Dear Papaboys, you really really pissed me off!
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Da sempre -anche se poi abbiamo comprovato più volte che non è così- il cristianesimo predica il rispetto verso gli altri. Nel Vangelo si dice anche "Ama il prossimo tuo come te stesso". Lo so persino io che di religione meno so e più felice sono. Ecco, in questo momento vorrei tanto ricordare questo concetto ai circa 2 milioni di giovani cattolici che hanno letteralmente invaso Madrid. Sono sempre a favore di ogni tipo di manifestazione purchè sia sempre fatta nel rispetto altrui. Un certo signor Martin Luther King diceva che la propria libertà finisce dove inizia quella altrui. Si potrebbe dire che ogni manifestazione sotto un certo punto di vista lede sempre la libertà di qualcuno. Forse è vero. Forse. Io personalmente non mi sono sentita mancare di rispetto dalle manifestazioni degli Indignados e del movimento 15M, nè tantomeno dal Gay Pride di luglio, neanche mi sento mancare di rispetto davanti alle manifestazioni leghiste. Quelle semplicemente mi fanno schifo e me ne fanno ancora di più i partecipanti cerebrolesi che non sanno quello che fanno, ma questo è un altro discorso.
Da atea non capisco il senso di questa Giornata Mondiale della Gioventù Cattolica ma evidentemente per un credente è qualcosa di importante, come del resto spiegano la presenza di milioni di persone, quindi accetto e rispetto il loro diritto di manifestarlo e di volersi riunire con la rappresentazione umana del loro idolo. Davvero lo rispetto anche se penso che sia tutta una gran baggianata e a me non verrebbe mai in mente di manifestare il mio ateismo in piazza, magari idolatrando i presidenti della UAAR. Ma sono tutti punti di vista. Iniziano invece a girarmi le palle quando mi vedo colpita nel mio tran tran quotidiano, quando per andare al lavoro e rientrare devo fare un giro assurdo che mi fa perdere mezz’ora dietro a una folla di invasati, quando non posso prendere la metro perchè verrei schiacciata, quando non posso dormire in pace la notte perchè sento in continuazione canti demenziali rivolti al Papa o a Dio o a Gesù Cristo, quando non posso andare sulla Gran Via perchè è letteralmente bloccata dai Papaboys, quando non posso andare al parco a prendere il sole perchè è inavso da confessionali volanti, quando è meglio che stia chiusa in casa onde evitare incidenti e tanto scazzo. Pensavo che almeno il mio quartiere, Chueca, il quartiere gay di Madrid, fosse salvo da questi omofobi e invece no, proprio qui accanto c’è un ostello che pullula di magliettine gialle. Pensano forse di curare i gay con la loro presenza qui? Nessun madrileño che conosco è contento di questa "pacifica" invasione, quelli che possono sono fuggiti dalla città, gli altri aguantan -sopportano- come possono. Le manifestazioni di protesta che leggo su Repubblica io non le ho viste, altrimenti mi sarei di certo unita. Rivoglio indietro la Madrid del Gay Pride e degli Indignados e non quella del Papa!
Il Nazista -come lo chiamo io- arriva oggi ma l’invasione è iniziata giovedì scorso, ben una settimana fa, e neanche andare un giorno intero a Toledo è servito a liberarmi di questi pii personaggi. Con tutto il rispetto che meritano, ma soprattutto con quello che NON meritano, li mando tutti a quel paese. Brucerò forse all’inferno per questo?


"Dio ha FAITHBOOK, visitalo"...........

E immaginatevi questa canzone con il ritornello che dice "Heeeey BENEDICTO huuu haa!!!"
Heeeey Benedicto!

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giovedì 11 agosto 2011 - ore 17:41


Un test interessante.. Per gli indecisi...
(categoria: " Riflessioni ")


Scopri quanto sei cattolico:
http://www.cattolico.info/


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martedì 12 aprile 2011 - ore 02:16



(categoria: " Viaggi ")


Domani parto, me ne vo a Madrid

Buona vita a tutti!

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