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dal MANUALE DEL GUERRIERO DELLA LUCE

Per il guerriero della luce non esiste amore impossibile. Egli non si lascia intimidire dal silenzio, dall’indifferenza o dal rifiuto. Sa che, dietro la maschera di ghiaccio che usano gli uomini, c’è un cuore di fuoco. Perciò il guerriero rischia più degli altri. Ricerca incessantemente l’amore di qualcuno, anche se ciò significa udire spesso la parola "no", tornare a casa sconfitto, sentirsi rifiutato nel corpo e nell’anima. Un guerriero non si lascia spaventare quando insegue ciò di cui ha bisogno. Senza amore, egli non è nulla.

(PAOLO COELHO)


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venerdì 21 dicembre 2007 - ore 00:33


Buone feste
(categoria: " Vita Quotidiana ")




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lunedì 19 novembre 2007 - ore 01:21



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Foglie che si muovono al vento, disegnano linee che pochi notano...
oscuri sguardi nella notte.
Mi sento inquieta, strani eventi stanno per accadere, li sento nell’aria.
Non so se il mio cuore potrà reggere ancora delusioni.

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mercoledì 8 agosto 2007 - ore 11:57



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Un pensiero dedicato ad una persona che mi ha sempre regalato un sorriso.

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mercoledì 27 giugno 2007 - ore 23:38


Blunotte
(categoria: " Vita Quotidiana ")


forse non riuscirò
a darti il meglio
più volte hai trovato i miei sforzi inutili

forse non riuscirò
a darti il meglio
più volte hai trovato i miei gesti ridicoli
come se non bastasse
l’aver rinunciato a me stessa
come se non bastasse tutta la forza
del mio amore

e non ho fatto altro
che sentirmi sbagliata
ed ho cambiato tutto di me
perché non ero abbastanza
ed ho capito soltanto
adesso
che avevi paura

forse non riuscirò
a darti il meglio
ma ho fatto i miei conti e ho scoperto
che non possiedo di più
come se non bastasse
l’aver rinunciato a me stessa
come se non bastasse tutta la forza
del mio amore

e non ho fatto altro
che sentirmi sbagliata
ed ho cambiato tutto di me
perché non ero abbastanza
ed ho capito soltanto
adesso...

e non ho fatto altro
che sentirmi sbagliata
ed ho cambiato tutto di me
perché non ero abbastanza
ed ho capito soltanto
adesso
che avevi paura

(Carmen Consoli)

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mercoledì 20 giugno 2007 - ore 21:04



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Non ho tempo, non ho voglia.

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venerdì 25 maggio 2007 - ore 13:41


AMORE DOPO AMORE
(categoria: " Vita Quotidiana ")


D’amore ho vissuto, ascoltando e imparando, cantando e aspettando. Disordinatamente forse, eppure è così che ho capito che non esiste una logica precisa che stabilisca il tipo di erogazione e le modalità per far sì che questo impulso arrivi.
E’ altrettanto impegnativo riuscire ad essere equo, non tralasciando di accontentare un amante tanto difficile ed esigente come il "Pubblico".
Nei miei dischi c’è l’attesa, il rifiuto, la riappacificazione. Un corteggiamento che sa di vinile ed interminabili autostrade.
E’ sempre l’amore a condurre, almeno nel mio caso. Perchè un amore specifico, con nome e cognome, capace di farmi assistere a questa folle ricerca non si è effettivamente mai palesato.
Ma l’artista, secondo la mia personale esperienza, più è celibe e più soffre; più soffre e più è innamorato, più è innamorato e più rende.
"Amore dopo amore", un viaggio lungo ed intenso mi ha portato qui, adesso. E guardandomi dentro trovo che fuori è tutto diverso; diverso dalle mie aspettative, e ciò che vedo non è il riflesso delle passioni, delle energie e delle ambizioni per le quali mi sono battuto e che, ahimè, in questo tempo non trovano appagamento.
Quindi io come altri della mia scuola rischio di sentirmi respinto pur avendo studiato tanto. Intollerabile è credere che la furbizia, l’ignoranza e l’approssimazione vengano così largamente premiate. Il mio amore è ancora claudicante, un pò sordo, un pò cieco, ma non disabile. Di fronte a tante alterazioni fisico-estetiche, la natura sa compensare questi strani fenomeni con una bellezza interiore assai più allettante.

(Renato Zero)

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giovedì 17 maggio 2007 - ore 11:48


Tutto Su Eva
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Guardami negli occhi
Spogliati da ogni falsità
Quell’aura di purezza tradisce diaboliche anomalie
E sai di cosa sto parlando
di cosa ho bisogno

Eppure avrai il coraggio di chiamare l’evidenza casualità
Bramosia e doppiezza complottano con la piu efferata crudeltà
E sai di cosa sto parlando
E che mentire non e il rimedio ad un torto

Piangerai mettendo in scena l’ ennesimo dramma
mentre le lacrime corrono sulle tue guance infuocate,
Eva
e giurerai su Dio e su tua madre di non aver colpa
mentre le lacrime corrono

Guardami negli occhi
Spogliati da ogni falsità,
EVA
Quell’aura di purezza NASCONDE diaboliche anomalie
E fuggi quel mostro immondo che hai creato
Quel sonno che non concede riposo

Piangerai mettendo in scena l’ ennesimo dramma
mentre le lacrime corrono sulle tue guance infuocate,
Eva
e giurerai su Dio e su tua madre di non aver colpa
Mentre le lacrime bagnano la tua camicia di seta

Credetemi e un sortilegio
e l’opera di un incantesimo
non ero padrona delle mie facoltà

E piangerai mettendo in scena l’ ennesimo dramma
mentre le lacrime corrono sulle tue guance infuocate,
Eva
e giurerai su Dio e su tua madre di non aver colpa
mentre le lacrime corrono.

(Carmen Consoli)

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giovedì 26 aprile 2007 - ore 01:01


Essenza coreutica
(categoria: " Vita Quotidiana ")


La mostra-evento "Essenza Coreutica" si inaugura Sabato 19 Maggio 2007 alle ore 21,00 presso il Centro Congressi (via Scavi, 14 - 35036 - Montegrotto Terme, Padova) e continuerà fino al 27 Maggio; tutte le opere saranno visibili per una settimana.




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domenica 22 aprile 2007 - ore 23:46



(categoria: " Vita Quotidiana ")




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giovedì 19 aprile 2007 - ore 19:34


RUDOLF NUREYEV....UN TESTO PER RIFLETTERE
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Era l’odore della mia pelle che cambiava, era prepararsi prima della lezione, era fuggire da scuola e dopo aver lavorato nei campi con mio padre perché eravamo dieci fratelli, fare quei due chilometri a piedi per raggiungere la scuola di danza.
Non avrei mai fatto il ballerino, non potevo permettermi questo sogno, ma ero lì, con le mie scarpe consunte ai piedi, con il mio corpo che si apriva alla musica, con il respiro che mi rendeva sopra le nuvole. Era il senso che davo al mio essere, era stare lì e rendere i miei muscoli parole e poesia, era il vento tra le mie braccia, erano gli altri ragazzi come me che erano lì e forse non avrebbero fatto i ballerini, ma ci scambiavamo il sudore, i silenzi, a fatica. Per tredici anni ho studiato e lavorato, niente audizioni, niente, perché servivano le mie braccia per lavorare nei campi. Ma a me non interessava: io imparavo a danzare e danzavo perché mi era impossibile non farlo, mi era impossibile pensare di essere altrove, di non sentire la terra che si trasformava sotto le mie piante dei piedi, impossibile non perdermi nella musica, impossibile non usare i miei occhi per guardare allo specchio, per provare passi nuovi. Ogni giorno mi alzavo con il pensiero del momento in cui avrei messo i piedi dentro le scarpette e facevo tutto pregustando quel momento. E quando ero lì, con l’odore di canfora, legno, calzamaglie, ero un’aquila sul tetto del mondo, ero il poeta tra i poeti, ero ovunque ed ero ogni cosa. Ricordo una ballerina Elèna Vadislowa, famiglia ricca, ben curata, bellissima. Desiderava ballare quanto me, ma più tardi capii che non era così. Lei ballava per tutte le audizioni, per lo spettacolo di fine coso, per gli insegnanti che la guardavano, per rendere omaggio alla sua bellezza. Si preparò due anni per il concorso Djenko. Le aspettative erano tutte su di lei. Due anni in cui sacrificò parte della sua vita. Non vinse il concorso. Smise di ballare, per sempre. Non resse la sconfitta. Era questa la differenza tra me e lei. Io danzavo perché era il mio credo, il mio bisogno, le mie parole che non dicevo, la mia fatica, la mia povertà, il mio pianto. Io ballavo perché solo lì il mio essere abbatteva i limiti della mia condizione sociale, della mia timidezza, della mia vergogna. Io ballavo ed ero con l’universo tra le mani, e mentre ero a scuola, studiavo, aravo i campi alle sei del mattino, la mia mente sopportava perché era ubriaca del mio corpo che catturava l’aria.
Ero povero, e sfilavano davanti a me ragazzi che si esibivano per concorsi, avevano abiti nuovi, facevano viaggi. Non ne soffrivo, la mia sofferenza sarebbe stata impedirmi di entrare nella sala e sentire il mio sudore uscire dai pori del viso. La mia sofferenza sarebbe stata non esserci, non essere lì, circondato da quella poesia che solo la sublimazione dell’arte può dare. Ero pittore, poeta, scultore. Il primo ballerino dello spettacolo di fine anno si fece male. Ero l’unico a sapere ogni mossa perché succhiavo, in silenzio ogni passo. Mi fecero indossare i suoi vestiti, nuovi, brillanti e mi dettero dopo tredici anni, la responsabilità di dimostrare. Nulla fu diverso in quegli attimi che danzai sul palco, ero come nella sala con i miei vestiti smessi. Ero e mi esibivo, ma era danzare che a me importava. Gli applausi mi raggiunsero lontani. Dietro le quinte, l’unica cosa che volevo era togliermi quella calzamaglia scomodissima, ma mi raggiunsero i complimenti di tutti e dovetti aspettare. Il mio sonno non fu diverso da quello delle altre notti. Avevo danzato e chi mi stava guardando era solo una nube lontana all’orizzonte. Da quel momento la mia vita cambiò, ma non la mia passione ed il mio bisogno di danzare. Continuavo ad aiutare mio padre nei campi anche se il mio nome era sulla bocca di tutti. Divenni uno degli astri più luminosi della danza.
Ora so che dovrò morire, perché questa malattia non perdona, ed il mio corpo è intrappolato su una carrozzina, il sangue non circola, perdo di peso. Ma l’unica cosa che mi accompagna è la mia danza la mia libertà di essere. Sono qui, ma io danzo con la mente, volo oltre le mie parole ed il mio dolore. Io danzo il mio essere con la ricchezza che so di avere e che mi seguirà ovunque: quella di aver dato a me stesso la possibilità di esistere al di sopra della fatica e di aver imparato che se si prova stanchezza e fatica ballando, e se ci si siede per lo sforzo, se compatiamo i nostri piedi sanguinanti, se rincorriamo solo la meta e non comprendiamo il pieno ed unico piacere di muoverci, non comprendiamo la profonda essenza della vita, dove il significato è nel suo divenire e non nell’apparire. Ogni uomo dovrebbe danzare, per tutta la vita. Non essere ballerino, ma danzare.
Chi non conoscerà mai il piacere di entrare in una sala con delle sbarre di legno e degli specchi, chi smette perché non ottiene risultati, chi ha sempre bisogno di stimoli per amare o vivere, non è entrato nella profondità della vita, ed abbandonerà ogni qualvolta la vita non gli regalerà ciò che lui desidera. È la legge dell’amore: si ama perché si sente il bisogno di farlo, non per ottenere qualcosa od essere ricambiati, altrimenti si è destinati all’infelicità. Io sto morendo, e ringrazio Dio per avermi dato un corpo per danzare cosicché io non sprecassi neanche un attimo del meraviglioso dono della vita…

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