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venerdì 9 marzo 2012 - ore 18:44


CIAO
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Quanto tempo. Tutti vivi?

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martedì 6 settembre 2011 - ore 16:19


Cucù..
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Nanà..

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giovedì 18 novembre 2010 - ore 21:05


ME SO’ SPOSÁ
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Sì.




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mercoledì 10 febbraio 2010 - ore 01:51


eNUCLEARE PROBLEMI
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Si sta disintegrando tutto.
Che fare?


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giovedì 14 gennaio 2010 - ore 00:32



(categoria: " Vita Quotidiana ")


In certi momenti sei solo con il tuo culo.
Lo sapeva anche Lui.





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martedì 5 gennaio 2010 - ore 02:20


toh!
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Accidenti, è + di 2 mesi che non scrivo nulla, qui, su SPRITZ.
Colpa di FACEBOOK.. siam tutti di là.. noiosamente.
In realtà non scrivo nulla neanche di là.

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mercoledì 25 novembre 2009 - ore 02:05


ÉPPI BEVTDÉI
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Io che so di nulla
nel giorno del tuo compleanno
vorrei sentissi che mi manchi
e dirti "AUGURI!" senza il frastuono attorno
prendendo tutto il tempo che merita questo sentire
e soffocarti in un abbraccio.




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mercoledì 4 novembre 2009 - ore 03:19


quattro novembre
(categoria: " Vita Quotidiana ")


a 37 anni appena fatti, mi son sentito di dire:

"Oggi, 4 Novembre, Festa dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, siamo qui riuniti, ritengo, soprattutto per commemorare il significato della fine di un evento funesto come la Prima Guerra Mondiale, ricordando quale immensa tragedia sia stata, con i suoi milioni di morti, e rendendo onore a coloro che l’hanno combattuta ed agli ideali che li hanno animati.
Il rispettoso e commosso saluto della Cittadinanza che sono onorato di rappresentare va pertanto a chi, oggi in mezzo a noi, rappresenta e incarna questo enorme sacrificio, attraverso le storie personali di ognuno di loro e le Associazioni qui presenti, nonché alle forze armate tutte.
In una epoca come la nostra, in cui il mondo sta provando a ripensare se stesso, ritengo sia fondamentale, soprattutto in queste occasioni, riflettere sui valori cui vogliamo affidare la nostra vita. Dato che oggi ricorre questa commemorazione, sento il dovere di richiamarne alcuni di fondamentale importanza, dato che possono rendere le nostre azioni e le nostre vite “costruttive” o “distruttive”: la MEMORIA, LA CONOSCENZA e LA FRATELLANZA.
La memoria è una delle doti fondamentali che la Natura stessa ha fornito all’uomo: grazie ad essa l’uomo ha potuto evolversi, cambiare il mondo a proprio vantaggio, anticipare i pericoli e prosperare. Senza memoria, ogni giorno scopriremmo il fuoco, senza mai impadronircene.
Questo è un banale esempio per dimostrare come esercitare la memoria “conviene”: è un opportunità per migliorarci e per progredire verso un futuro migliore.
Essere qui, oggi, significa esattamente questo: capire gli errori del passato, ricordare quanto di positivo abbiamo scoperto e farne tesoro per migliorare la vita di noi tutti.
La Prima Guerra Mondiale ha strappato milioni di uomini alle proprie vite e famiglie, ha messo in ginocchio intere nazioni, distrutto luoghi e paesi: ma perché ciò é successo?
La storia, che è la trascrizione documentata della nostra memoria, ci spiega che ci furono dei “pretesti” per cui le nazioni si dichiararono guerra, ma i motivi furono in realtà di natura politica ed economica: gli uomini, per potere e denaro, sono stati capaci di uccidersi.
Purtroppo, succede anche oggi!
Chi ha combattuto quella Guerra fu ucciso due volte: i soldati in trincea e la popolazione civile abbandonata a se stessa morirono, sì, per colpa delle armi ma, prima di tutto, furono ingannati.
La Patria che difesero con eroico coraggio, sfidando difficoltà, pene e sacrifici disumani, non era la stessa Patria che ordinava loro di partire e combattere: chi raggiunse le trincee lo fece perché sentiva l’obbligo di rispondere al dovere altissimo di difendere la Nazione dagli invasori e di riunirsi con i fratelli d’Italia ancora sotto l’egida straniera.
Ma la Guerra non conosce ideali: la nostra Costituzione la “ripudia” esattamente per questo motivo.
Cosa spinse allora il Popolo Italiano a scendere in guerra? Perché, dopo essere lungamente rimasta neutrale, la popolazione si convinse a sposare la linea politica interventista?
Sempre la storia, ci insegna che la Prima Guerra Mondiale fu caratterizzata da numerose nuove terribili invenzioni, come gli aerei, i carri armati, i lanciafiamme, le armi chimiche, in cui l’uomo mise il meglio del peggio delle sue capacità, ma non solo. Tra questi frutti avvelenati si tende oramai ad inserire l’uso mirato della cosiddetta “propaganda”: il bombardamento della mente tramite messaggi studiati per influenzare le opinioni delle persone facendo leva sui loro istinti o valori.
Questo aspetto è importante per capire l’importanza della CONOSCENZA, altro valore fondamentale: sappiamo che la verità non è qualcosa di certo e definito, ma è qualcosa cui tendere per fare le scelte che condividiamo, nell’interesse generale. Se la verità viene nascosta, o se noi non siamo capaci di ricercarla, tutto quello che facciamo va nella direzione sbagliata.
La CONOSCENZA è il percorso che ognuno di noi compie nel tentativo di raggiungere la verità: più cose sappiamo, più possiamo leggere e capire il mondo e noi stessi.
La conoscenza del mondo che si aveva agli inizi del secolo scorso era appannaggio di pochi, e spesso veniva utilizzata per sfruttare la buona fede e l’ingenuità dei più deboli ed ignoranti: non a caso, il Meridione contribuì maggiormente nel reclutamento dei soldati per la 1^ Guerra Mondiale, dato che era culturalmente più arretrato del resto della penisola italiana (si pensi alle celebri brigate come la “Brigata Sassari”, la “Trapani”, “Cosenza”, ecc.).
Oggi che abbiamo la fortuna, anche grazie ad eventi terribili come le guerre del secolo scorso, di poterci informare, di poter studiare, di poterci confrontare, abbiamo anche il dovere di provare a capire il mondo che ci circonda, con interesse e partecipazione, evitando di farci abbagliare dal superfluo o da facili ideologismi. Non possiamo non sforzarci a conoscere.
Siccome, data la natura umana, la libertà e la conoscenza aprono facilmente la strada all’egoismo e agli interessi personali, diventa fondamentale quel sentimento che accomuna le persone fino a renderle partecipi l’una del destino dell’altra: la FRATELLANZA.
Essa, ci hanno insegnato le nostre famiglie, i nostri insegnanti, le nostre radici culturali e la memoria, è quella cornice in cui raccogliamo gli altri attorno a noi, consapevoli che un cammino positivo deve includere tutti, per essere tale. I pensieri più forti che l’uomo ha espresso nella storia hanno alla base il bene comune, ossia: vedere se stessi nell’altro.
Non c’è altra strada per migliorarci e migliorare il mondo in cui viviamo.
Se oggi siamo chiamati a riflettere su questi fatti é perché, ogni giorno, abbiamo il dovere di ricordarci da dove veniamo, di capire quello che stiamo facendo, e di volerlo condividere con gli altri.
La Pace e la Giustizia, che tanto aneliamo, altro non sono che il risultato di questo processo.
Certo, a volte si è reso e si rende tuttora indispensabile l’uso della propria forza per difendere diritti e valori in cui crediamo, e l’intervento delle forze armate è sempre puntuale e generoso.
Però vuol dire che qualcosa non ha funzionato, prima, che non si è fatto abbastanza tramite il dialogo e la giustizia tra i popoli. Questo compito spetta a noi cittadini, amministratori e uomini e donne di buona volontà, e possiamo espletarlo al meglio, con la serenità e libertà che chi combatte per noi ci consente di avere.
A tutti coloro che col sacrificio della propria vita o della propria innocenza hanno difeso e incarnato questi valori, nei tempi e nei modi in cui il destino ha consentito loro di fare, va il nostro profondo rispetto e commosso saluto, consapevoli del debito civile e morale che ci accomuna di fronte ad Essi ed alle grandi tragedie dell’umanità.
"



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giovedì 22 ottobre 2009 - ore 00:27



(categoria: " Vita Quotidiana ")



Datemi la voce distante di un violino
che canti di questo tappeto giallo
dalla trama grossa e scomodo a sdraiarcisi
ma caldo e paziente nel concedermi ricordi






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mercoledì 7 ottobre 2009 - ore 18:57


Rivedere scoperte
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Mio nipote, 3 anni e mezzo.
Ieri, seduto in una carriola, con un bastoncino lungo in mano, diceva: " pècco i pèccci " (pesco i pesci, ndr).
Pensavo: a tre anni sa a malapena mangiare da solo, ma ha già immaginazione.
Usare la realtà per vedere e farci quello che vuoi: meraviglioso.
Son contento di essermene accorto, vuol dire che non son ancora morto dentro.
E lo ringrazio per questo.





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