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giovedì 13 settembre 2018 - ore 13:44


Mi scriverai dal mondo.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ho lasciato certe canzoni dentro a dei cassetti, ancora da ascoltare.
Come vestiti fuori stagione comprati in saldo senza nemmeno passare per il camerino: ci penseremo dopo l’inverno, sperando nella stessa taglia, sperando vada ancora di moda il colore.
Avevo paura? Forse. Certi dischi sono usciti che non ero più convalescente, ma ancora alle prese con un dopo di amputazioni e arti fantasma
Se mi chiedessi quanto vintage è la memoria del nostro disastro, potrei dirti senza timore che non riesco a pensarlo come un tempo remoto, ma come un alimento digerito, finito a fissarsi nelle sue proprietà essenziali ai miei organi interni. quasi a dire che se i miei occhi sempre più miopi ci vedono ancora è grazie a quel dolore.
E sì, il disastro non ho paura a dire che sia stato solo mio.
Non ho più paura di ammettere che il danno origina da una causalità, ma la sua essenza si riverbera sulle cose in relazione alla loro stabilità.
La furia, pertanto, non è stato affare tuo. Tu hai solo spinto la ragazza giù dal marciapiede.
succede quindi di avere più giga per grazia di Ho, e ascoltare canzoni con una valigia aperta sul pavimento e una lavatrice che risciacqua un po’ di quel sole portoghese che ancora è rimasto sui vestiti.
il danno c’è già stato, dice.
Per un momento sento di esserci intera io, lì dentro.
Per un momento vorrei avessi pensato al mio disastro, per scriverla.
Il momento dopo non me ne frega più nulla, rispetto a chi e a cosa: nella vita ho perso anche tutti i titoli per recriminare titolarità e risarcimenti, pur di riavermi da capo.
E quindi, è la canzone più bella che hai scritto.
Volevo dirtelo, non sapevo come.



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