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Come un’adolescente in crisi di identità.



so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...



e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...



... oppure faccio porcherie come questa...



... o quest’altra...



Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..



ORA VORREI TANTO...




STO STUDIANDO...

Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo

OGGI IL MIO UMORE E'...

Arranco... ma con stile.


ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







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1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...



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domenica 21 luglio 2013 - ore 12:47


Piantismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Io ho un problema, e si chiama pollice nero.
No, non ho sbattuto l’alluce sullo spigolo della porta.
Io uccido le piante.

VEDO LE PIANTE MORTE. (cit.)

Qualsiasi vegetale con radici lasciato nelle mie mani ha il destino segnato. Mi muoiono i bulbi (li ho fatti marcire). Mi muoiono i gerani. Mi muoiono le piante coi fiori. Mi muoiono perfino le piante grasse. Vivadio, le piante grasse non hanno bisogno di niente, neanche dell’acqua a momenti - gliene basta poca, si arrangiano, sono le migliori, io le adoro le piante grasse. Mia madre mi ha regalato delle piante grasse perché si vergogna che sua figlia abbia solo piante finte in casa e io ho fatto morire anche quelle.
Mia madre fa crescere girasoli al polo, se solo si impegna.
Io faccio morire la gramigna.
Mi farò assumere come sicario di piante. Il vicino non taglia la siepe? Arrivo io e i problemi non ci sono più.

La cosa divertente è che tengo in soggiorno un vasetto con una piantina secca da due anni. Mi serve da promemoria: quella è la fine che fanno le piante vere che mi vengono messe in mano.

C’è stato solo LUI nella mia vita a darmi soddisfazione. Io e LUI eravamo una coppia perfetta. Purtroppo è stato un amore estivo, durato il tempo di amarsi alla follia e tornare, poi, ognuno alla sua noiosa quotidianità a settembre.
Quando vivevo da sola a Fiera avevo un basilico bellissimo, si chiamava Evàristo, con l’accento sulla A.



Evàristo sul piano cucina



Primo piano di Evàristo

Gli parlavo moltissimo, ci facevamo lunghe chiacchierate. Gli cantavo le canzoni. Lui stava sempre lì, tutti i giorni, a riempirmi con la sua bellezza. Mi facevo perfino scrupolo a prendergli una foglia per farmi la pasta da quanto era bello. E gli volevo bene. Era Evàristo.
Poi, come vi ho anticipato, è arrivato il momento dell’addio. Lo sapevamo entrambi che sarebbe successo, eravamo preparati. Ma lui è stato il solo e ultimo.

Da lì, qualsiasi pianta nelle mie mani è morta. Non lo dico così per dire, o generalizzando, o per fare la buffona come al solito. Ogni pianta è morta, davvero. E oggi ho una nuova vittima sulla coscienza.
C’era un basilico che stava bene, era in forze, vigoroso, verdissimo. Foglie grandi e lucide. Poi sono arrivata io. Dovevo occuparmene per soli dieci giorni. Non era un compito gravoso.

MI E’ MORTO IN UNA SETTIMANA.



Il basilico dopo 6 giorni con me



Il basilico dopo 9 giorni con me

Credo non serva aggiungere altro. Mi sento in colpa, e io odio sentirmi in colpa. Gli amici mi dicono che non è colpa mia, che il vaso era troppo piccolo, che posso ancora salvarlo. Ma non credo di farcela. Ormai vedo lì quel cadavere e ripenso che il mio pollice nero ha colpito ancora.

PS che non c’entra: ieri sera ho passato una bellissima serata in un’osteria marcia e a casa di amici a cantare canzoni. Serata che si è chiusa alle quattro e mezza con il vicino che dalla finestra di fronte grida "La smettiamo di fare casino?". E l’unica cosa che ci è venuta in mente è stata: "Ma è italiano o straniero?", confrontando le nostre teorie secondo le quali era slavo o russo (C e S) o italiano (io e M).
Oggi sono un catorcio ma ho fatto le pulizie lo stesso. E ho anche dato da bere all’erba. Prima che mi muoia pure quella. Adios.


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