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I fiori del male

Manuale di floricultura. Come salvare i fiori malati.

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la gente della mia età andare via, ma non lungo strade che non portano mai a niente, è che si è semplicemente persa...

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PARANOIE


1) doversi alzare da sotto il piumone alle 7 di mattina in pieno inverno
2) aver continuamente paura che ti cadano i capelli e chiedere continuamente agli altri come è messa la piazza...!
3) la para delle pare è quella para che appare e scompare ogni volta che ti pare...
4) Distruggersi la mente nel tentare di scovare quella cacchio di paranoia ke ti farà volare in cima alla classifica!!!

MERAVIGLIE


1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
2) incastrarsi tra le sfumature dei colori all'alba
3) LASCIARE KE IL PROPRIO CORPO SIA SFIORATO DALLE CALDE LABBRA DELLA DONNA DEI TUOI SOGNI!!!
4) addormentarsi guardando le stelle e la luna



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tasha79 perchè per essere seri c’è sempre tempo: tempo perso tra l’altro

legionario un guerriero in terra straniera

trilly86 che per bellezza non sfuggì all’invidia di Venere: così punita fu fatta interista

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Wednesday, June 18, 2008 - ore 02:37


Mi guidano, quando scrivo, lampi d’imbecillità
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Come un pirla.
Perché, mentre mi scagliavo come il grana, caddi, inciampando sulle radici di un albero, come una mela matura. Ma non me l’avevano menata gli altri, avevo fatto tutto da solo: inciampai e caddi, senza neppure un caddy a raccogliermi come una mazza su un campo da golf o un maggiordomo disilluso che ha visto tutto del mondo e che è pronto, ancora una volta, a sorreggere il suo padrone, ad aiutarlo a tornare sul piedistallo affinchè gli altri possano ammirarlo – distanti e lontani, perché è nella vicinanza soltanto che si vedono le crepe dei muri, nella prossimità e nel retrobottega che si scopre che nessun uomo è un dio e che tutti sono animali sanguinanti che si leccano le ferite. E’ vicino, a un sospiro di fiato, che si sente l’alito pesante e la piccolezza di un uomo, perché, in fondo, nessuno è un eroe senza macchia e senza paura.

Nessuno, tranne me: le macchie le sbianco con il Dixan, che lava più bianco, più bianco di tutto, anche di Gesù, con buona pace di Ballardini e dei porporati vaticani: d’altra parte, non si vestono tutti di rosso e di nero, con i colori del Diavolo milanista? Vedete, tutto torna: e non ditemi che il papa si veste di bianco. Sarà anche vero, ma quello è nero nell’anima o, almeno, sotto gli occhi, nelle borse Hugo Boss tedesche.

Ero, a terra, con il viso nel fango, non ballavo il Fandango né con i lupi e neppure da solo, anche se solo mi trovavo: almeno a terra, perché, rialzandomi vidi lei. Colei che volevo aggredire, ma ormai avevo perso il tempo. Il tempo è musica, è ritmo, è la catena di montaggio di una vecchia FIAT o l’era sconosciuta prima del fiat lux divino, ma il tempo è soprattutto divenire, andare a tempo: sbagli accordi, sbagli passo di danza e sei fuori. Dal momento, dal casting o dalla canzone, ma sei fuori: sei passato. Come un frutto troppo maturo o un tempo verbale che non ha più nulla da dire: trop tard! Jamais peut-etre, con il corvo di Poe che gracchia nevermore…

Sta di fatto che ero fuori tempo per scagliare i miei pugni e così mi fermai. Inchiodai la macchina della violenza, inchiodai un povero cristo che passava di lì alla sua croce, inchiodai e stetti fermo: fu l’eterno o le morte stagioni? Credo sia stato l’eterno, anche perché, pur non avendole mai viste, ritengo che le morte stagioni puzzino: vanno seppellite con cura, lasciando una bottiglia di rum capovolta e vuota a segnare la terra, ma comunque vanno sepolte. Altrimenti si rischia un fetore inenarrabile, come sul carro di Fetonte ogni sera, alla morte del giorno. Ma soprattutto fu l’eterno perché vidi lei: bellissima, dai capelli corvini, quasi più neri di un racconto di Poe e senza, per fortuna, alcun uccello a cantare il malaugurio. Bellissima, con gli occhi che bruciavano nell’aria il colore della brace. Bellissima, e con una trentotto - quaranta di taglia.

La guardai così, bellissima e immortale; la guardai così, mentre si avvicinava non più come una fiera feroce, ma fiera della sua ferocia sensuale. La guardai così, mentre avvicinava le sue labbra alle mie, la sua bocca alla mia, finchè non sentii, in quella bocca, il sapore di rosa.

Mi aveva sedotto, ma non ero suo, perché io appartengo soltanto al rum e all’ebbrezza.
L’avevo sedotta ed era mia: come lo so? Perché, al mondo, ci sono uomini che attirano le donne in quanto magnaccia. Ci sono uomini che attirano le donne perché sono magnati. Ci sono uomini che attirano le donne perché sono magneti. Io appartengono a quest’ultima categoria.

(capitolo concluso in un delirio di onnipotenza. Proprio mentre, da Potenza, il pm Woodcock mi manda un avviso di garanzia. Nel caso mi arrestino, non voglio arance né fiori né tanto meno opere di bene, ma bottiglie di rum.)


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