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I fiori del male

Manuale di floricultura. Come salvare i fiori malati.

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la gente della mia età andare via, ma non lungo strade che non portano mai a niente, è che si è semplicemente persa...

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PARANOIE


1) doversi alzare da sotto il piumone alle 7 di mattina in pieno inverno
2) aver continuamente paura che ti cadano i capelli e chiedere continuamente agli altri come è messa la piazza...!
3) la para delle pare è quella para che appare e scompare ogni volta che ti pare...
4) Distruggersi la mente nel tentare di scovare quella cacchio di paranoia ke ti farà volare in cima alla classifica!!!

MERAVIGLIE


1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
2) incastrarsi tra le sfumature dei colori all'alba
3) LASCIARE KE IL PROPRIO CORPO SIA SFIORATO DALLE CALDE LABBRA DELLA DONNA DEI TUOI SOGNI!!!
4) addormentarsi guardando le stelle e la luna



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kittypd86 per i numeri giapponesi ma anche per quelli turchi

ally perchè nonostante tutto il raid antizanzare serve sempre


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perchè è la prova che gli dei sono benevoli verso gli esseri umani

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aradia.c la maga maghella

fatyna87 perchè le identità possono anche essere diverse ma la tua bellezza è unica ed infinita

tasha79 perchè per essere seri c’è sempre tempo: tempo perso tra l’altro

legionario un guerriero in terra straniera

trilly86 che per bellezza non sfuggì all’invidia di Venere: così punita fu fatta interista

okki verdy perchè prima o poi Godot passa

karenina che non finì sotto a un treno

bedora86 chè tanto a lei il franciacorta le piace finchè lo pagano gli altri

ebe che è quasi bella come la trilly ma un po’ più strana




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Wednesday, March 26, 2008 - ore 23:24


La rimozione non funziona, a volte...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Domenica è un giorno morto. Il corpo di Cristo viene divorato durante la funzione delle undici, prima che tutti si mettano a tavola. Diventa in buona sostanza uno stuzzichino, la risposta religiosa al Campari Soda, l’aperitivo, si spera, in attesa del Paradiso.
D’altronde come recita l’headline dello spot Campari: WELCOME TO PARADISE.
Vedete, tutto torna.
Come l’uroboros che torna su se stesso, serpente del tempo che ripete il tempo, rigenerandolo.
Come quei visi d’ombra, che riemergevano dal passato: e se mi era stato concesso di cancellare i brutti, non altrettanto avrei potuto con i belli. E questo valga da monito per tutti coloro che credono che la Bellezza non abbia difetti: li possiede, eccome, solo che passano sott’occhio. Occhio non vede e cuore non duole, come in un tradimento, perché la Bellezza stessa ti tradisce, ingannandoti, paralizzandoti in statua di sale. E’ una strada in salita la sfida con la Bellezza, senza neppure una statua della Madonna a qualche crocicchio a rinfrescarti con la sua ombra riposante.
Insomma, la Bellezza ha qualche difetto, altrimenti, a rigor di filologia, sarebbe Perfezione: e la perfezione, si sa, non è di questo mondo. Dell’altro però sì. Ecco perché vedendo quei visi d’ombra e di bellezza ancora presenti tremai.
Era il delitto perfetto.
E io la vittima.

Che fare? Provai a cercare tra le ombre, nella disperata e insensata speranza di scorgere quella di Lenin. D’altra parte lui aveva pur scritto un libro sul tema e poteva tornarmi utile, anche se, in effetti, non è che poi abbia avuto tutto questo gran successo. La soluzione proposta da Lenin, intendo, non il libro, che, in quanto a vendite, non se la cavò male. Io invece dovevo cavarmela da solo, senza neppure un ragno dal buco a farmi un po’ compagnia o un prete per chiacchierar.
D’altra parte d’intorno non c’era nulla d’azzurro: né una bandiera di Forza Italia, né un campione del mondo e neppure una velina, da ciurlarmi alle spalle del fidanzato calciatore. Nessun tono d’azzurro, ma solo il nero pece appicicato alla buia campagna, che tremò così forte che dal sudore la mente ancora mi bagna.
Io, però, in quel momento mi bagnai di altro liquido: presi la bottiglia di rum e ne bevvi a sorsate.
Una, due, tre sorsate e alla terza mi fermai: vuoi perché il tre è il numero perfetto e volevo giocarmelo in opposizione alla perfezione di quelle ombre, vuoi perché avevo finito la bottiglia. Tre sorsi e pochi istanti trascorsi: se non è alcolismo questo…
Guardai stupefatto il coccio vuoto, aguzzai l’ingegno, mi feci assorto (pallido lo ero già) e mentre mi appoggiavo presso un rovente muro d’orto, ascoltai tra i pruni e gli sterpi schiocchi di merli, ma non udii fruscii di serpi.
Vidi però il serpente che si morde la coda emergere là in fondo, venendo su per l’onda bruna, risalendo palpitante tra le scaglie di mare lontano, lo vidi avvicinarsi e schierarsi al mio fianco.
Un brivido mi scosse, ma fu nulla al paragone della terra tremante: ancor più mi scosse, tanto mi scosse che il coccio vuoto mi volò via dalle mani. Nell’aria volò, nell’aria mossa in turbine che la terra lagrimosa diede vento. Nell’aria volò e io lo seguii con gli occhi per poi vederlo, con triste meraviglia, precipitare in omaggio alle leggi di Newton.

<< Orcodio!!! >> bestemmiò qualcuno nel buio.
<< Il marito dell’orchidea >> risposi io, lesto di lingua e di spirito.
Era un’ombra, ferita dal coccio aguzzo volato per l’aere.
Risi, ridetti e risi, risi e bisi, feci il bis e il tris di quel piatto comico così gustoso, finchè non vidi la ferita alla testa e il sangue. E allora agli occhi mi balenò una luce vermiglia. La qual mi vinse ciascun sentimento; e caddi come l’uom cui sonno piglia.

(capitolo caduto, come in sonno e come il bell’addormentato. Come una salma divenuta eterna, grazie a un mausoleo o ai versi di due grandi poeti)


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